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ANSA

Mentre il governo cinese afferma che a Lhasa la situazione sta tornando alla normalità, notizie di manifestazioni di monaci e civili tibetani svoltesi nei giorni scorsi continuano ad arrivare dalle zone della Cina con una maggioranza di popolazione tibetana. Dal suo esilio di Dharamsala, nel nord dell'India, il Dalai Lama ha proposto di riprendere il dialogo con Pechino, sospeso da quasi due anni.

"Dobbiamo renderci conto che dobbiamo vivere fianco a fianco, dobbiamo parlarci", ha dichiarato il portavoce del leader tibetano, Tenzin Takhla. Il Dalai Lama ha ricevuto oggi i leader del Tibetan Youth Congress (Tyc) e di altri gruppi politici che reclamano l'indipendenza per invitarli a mettere fino all'uso della violenza. Sia la regione Autonoma del Tibet che le altre Prefetture Tibetane rimangono chiuse ai giornalisti e a tutti gli osservatori stranieri. In un comunicato diffuso oggi, il gruppo umanitario Human Rights Watch (Hrw) ha chiesto al governo di Pechino di "permettere immediatamente" a osservatori indipendenti di accedere ai numerosi tibetani arrestati nei giorni scorsi, il cui numero rimane ignoto. E mentre internet circolano foto raccapriccianti di monaci e manifestanti uccisi, diffuse da siti tibetani, notizie non confermate parlano di centinaia di arresti Secondo un sito web di Hong Kong sono 160 le persone che si sono consegnate alle forze di sicurezza a Lhasa, prima della scadenza dell'ultimatum fissato per la mezzanotte di lunedì 17 marzo.

Il Club dei corrispondenti esteri di Pechino ha citato oggi cinque casi di reporter fermati da militari o polizia mentre cercavano di raggiungere i luoghi delle violenze. Alcuni importanti siti web, come YouTube - bloccato a causa di un video della rete televisiva Ctv che mostra una protesta di tibetani a cavallo nel Gansu -, e di posta elettronica come hotmail e gmail rimangono inaccessibili, mentre le trasmissioni delle reti televisive internazionali vengono interrotte quando parlano del Tibet o del Dalai Lama.

 
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