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(AGI) 28/03/08. Il Dalai Lama ha accusato la Cina di utilizzare l'inganno e la distorsione dei fatti nella copertura mediatica della rivolta in Tibet, con il rischio di alimentare tensioni razziali tra tibetani e cinesi 'han'. "Questa e' una grande preoccupazione per me", ha spiegato il leader spirituale buddista in un comunicato, "la copertura dei media ufficiali cinesi riguardo agli ultimi eventi in Tibet, con l'uso di immagini ingannevoli e distorte, potrebbe seminare tensioni razziali dalle imprevedibili conseguenze a lungo termine". Dal suo ufficio a Dharamsala, la cittadina nel nord dell'India dove risiede ormai dal 1959, il Dalai Lama ha peraltro rinnovato l'appello al governo cinese per l'avvio di un "dialogo significativo" finalizzato a trovare una soluzione pacifica per il Tibet. La Cina accusa il Dalai Lama, che ha sempre negato, di orchestrare le proteste e i disordini in corso nella regione himalayana, e in altre province dove vivono comunita' di origini tibetane. Nel frattempo a Lhasa e' arrivata la delegazione di diplomatici stranieri cui, per la prima volta dallo scoppio dei disordini, il regime cinese ha permesso di entrare in Tibet. Si tratta di una visita rigorosamente organizzata dalle autorita' della Repubblica Popolare, dietro le crescenti pressioni della comunita' internazionale perche' fosse consentito a osservatori neutrali di verificare che cosa stia davvero accadendo nella regione himalayana. I diplomatici coinvolti sono una quindicina, tra cui quelli di Paesi come Usa, Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna, Russia, Canada, Giappone, Australia e Slovenia, che riveste la Presidenza semestrale di turno dell'Ue. Il rientro a Pechino dei diplomatici e' previsto per domani sera. Intanto a Brdo, in Slovenia, sono riuniti i ministri degli Esteri dei Ventisette per discutere di un eventuale boicottaggio della cerimonia d'apertura dei Giochi Olimpici di Pechino 2008. Per ora arrivano annunci di leader che diserteranno la cerimonia ma che non collegano l'assenza a motivi politici. E' il caso del cancelliere tedesco Angela Merkel e del suo ministro degli Esteri o del premier slovacco Robert Fico.
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