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Tibet: carri armati a Lhasa, citta' in stato d'assedio PDF Stampa E-mail

Le proteste anticinesi di centinaia di monaci buddhisti sono sfociate in scontri e sangue. La polizia spara sui manifestanti, incerto il bilancio: 10 i morti secondo le autorita' cinesi, 30 secondo il governo tibetano in esislio. Pechino: 'clemenza' se ci sara' la resa entro lunedi'...

  
ANSA -15-03-2008
  
PECHINO - Il giorno dopo i disordini nei quali sono morte un numero imprecisato di persone - dieci secondo le autorita' cinesi, 30 secondo il governo tibetano in esilio e ancora di piu' secondo testimonianze che non possono essere verificate - la situazione nella capitale del Tibet, Lhasa, e' ancora confusa. Una persona che vive non lontano dal Jokhang, il grande tempio nel centro della citta', ha affermato di aver sentito colpi di arma da fuoco. Un'altra ha detto di essersi affacciata su una strada centrale, una traversa di viale Pechino, e di averla vista ''piena di mezzi corazzati'' e che i soldati fermavano dei giovani tibetani. Turisti stranieri descrivono una citta' fantasma, percorsa solo dai mezzi cingolati della polizia militare. Per il secondo giorno consecutivo, alcuni affermano di aver visto delle persone in borghese sparare dalle auto sui passati. I cinesi non escono per paura di essere attaccati dai tibetani, i tibetani per paura di essere arrestati dalle forze di sicurezza, che continuano a mantenere un rigido cordone sanitario intorno ai monasteri dai quali e' partita la rivolta, quelli di Drepung, Sera e di Ganden. La maggioranza dei turisti sono bloccati negli alberghi: e' il personale che li ferma, su ordine della polizia, che afferma che muoversi sarebbe ''rischioso'' ma alcuni sono partiti lo stesso, accompagnati da agenti di viaggio locali. Un gruppo di francesi e' arrivato nel pomeriggio a Chengdu, nella provincia del Sinchuan, quella dalla quale provengono la maggior parte degli immigrati cinesi in Tibet. ''Ho visto molta gente con la testa sanguinante e dappertutto c' erano ambulanze, dai carri armati e della polizia'', ha detto una di loro. Un altro ha raccontato che le manifestazioni ci sono state per tutta la settimana ma che le violenze si sono verificate solo ieri quando ''sono arrivati i mezzi corazzati, si sono sentiti dei colpi di arma da fuoco, poi si e' alzato del fumo''. Gli italiani a Lhasa sono una decina - tre studenti, bloccati in un campus universitario, tre cooperanti e quattro turisti di Roma - e tutti sono al sicuro e in contatto con l'Ambasciata d'Italia a Pechino. Gli stranieri a Lhasa sono pochi, perche' sul Tetto del Mondo il freddo e' ancora intenso e la stagione turistica inizia in maggio



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