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La Via Interiore
Zen e Satori - La natura di Buddha | Zen e Satori - La natura di Buddha |
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Da un insegnamento del Maestro Taisen Deshimaru:
“L’entrata di ogni casa è rischiarata dal chiaro di luna. In ognuno esiste la perfezione senza difetto né lacune. Eppure accade che il rospo d’argento sprofondi nella montagna nera, e che il coniglio di pietre preziose cada in fondo alla grotta del demone”
Questi versi del maestro giapponese Dogen (XIII secolo) significano semplicemente che, sebbene la natura di Buddha (simboleggiata dall’argento e dalla luna) sia in ognuno di noi, fingiamo di ignorarlo e preferiamo lasciarci fuorviare. Ma, cos’è la natura di Buddha? Sta a ognuno di noi il riuscire a scoprirla e realizzarla. Dobbiamo afferrare il nostro vero io, la profondità di noi stessi, il nostro autentico ego, dobbiamo assolutamente coglierlo perché proprio così com’è, esso è la natura di Buddha. Per cogliere la vera natura del nostro ego, è importante saper trovare i luoghi dove bisogna fermarsi. Non va bene inseguire sempre qualcosa. Fermarsi non vuol dire stagnare, fermarsi significa trovare in sé la calma, la tranquillità dello spirito, la pace dell’anima. Ognuno dovrebbe gioire pienamente del suo stato, diventare buddha significa diventare completamente se stessi. Altrimenti la vita diventa un inferno.
Il Sutra del Nirvana dice: “Se uno sciacallo cercasse di imitare il ruggito del leone per cento anni, passerebbero mille anni senza riuscire a emettere un solo ruggito. Invece un piccolo leoncino di soli tre anni ruggisce come i suoi genitori”. “E’ quando l’ego cosciente diventa verità cosmica che appare quella che viene chiamata illuminazione”. Nello Zen questo si chiama Satori. Non dobbiamo però ricercarlo coscientemente. Possiamo ottenerlo automaticamente, a volte per gradi, praticando con il corpo e realizzando una completa rivoluzione interiore, un totale rivolgimento dell’essere verso l’interno. Bisogna soltanto concentrarsi sulla postura giusta e la respirazione mentre si è seduti in zazen (za = seduti) (zen / chan / dhyana = concentrazione, meditazione). Nella storia delle religioni, si è designata quasi unicamente la luce come qualcosa derivante dal pensiero, dalla mente, dall’immaginazione, ma ciò che è necessario, è soprattutto trovarla con tutto il corpo, con la pratica. Con l’attitudine del corpo nella vita quotidiana, l’attitudine giusta sempre e ovunque. Con l’allenamento alla concentrazione "Qui e Ora".
Studiare la religione significa studiare noi stessi e studiare noi stessi significa abbandonare il nostro ego, essere quindi illuminati da tutte le esistenze, vedere l’originalità della luce in ogni cosa attraverso noi stessi perché la luce è in noi. Tutti i pensieri, tutte le realtà che ci circondano, tutta la storia si elevano dal nostro io. Non nel senso che noi creiamo i fenomeni, ma all’opposto siamo creati da essi. Noi non siamo nati per azione della nostra volontà cosciente, molte cause e concause hanno provocato la nostra nascita. Ma dopo, tutte le esistenze e tutti i fenomeni si sono concentrati in noi, nel nostro ego luminoso che deve conoscere se stesso, come afferma anche Socrate. Se non realizziamo che questa nostra esistenza delicata e fragile, questo istante unico sempre vicino alla morte, non possiede una sostanza propria, e perciò è anche non esistenza, non possiamo dire di conoscerci. Trovare il nostro ego è come cercare una scintilla nascosta sotto la cenere, ma è anche come la stella solitaria che brilla nel cielo nero. Così è l’io profondo che si eleva dalla meditazione.
Nello Zen la vera luce non è fatta di splendore. Proprio come afferma Meister Eckart “Il padre eterno brilla nell’interiorità profonda e nera”. Non possiamo catturare l’illuminazione. La notte è luce e la notte brilla più dello splendore del sole. Questo è l’insegnamento di zazen. Quest’ultimo significa sedersi in postura del loto o del mezzo loto con la colonna vertebrale ben tirata e il corpo rilassato, immobili, a seguire il ritmo del respiro. Così, nella profondità, negli strati intimi dello spirito e del corpo, troviamo l’attività, l’energia, il Ki. Quello che H. Bergson chiama l’élan vital, lo slancio vitale. Zazen è la profonda meditazione, la vera e profonda contemplazione per mezzo della postura giusta, l’attitudine giusta, la coscienza giusta, la respirazione giusta. Nello Zen si dice: “Non mangiate con il naso, mangiate con la bocca”. Cioè, in tutti i gesti della vita quotidiana agite in modo corretto ed esatto. Perché è questa la vera illuminazione. Non è soltanto splendore abbagliante, anzi, spesso “è oscura, è lunga, è corta, è quadrata, è rotonda”. E’ comprendere la vera luce, proprio nell’oscurità.
Nel Buddhismo il simbolo dell’illumazione è il fiore di loto. Non cresce sulla cima di una montagna ma nelle acque fangose delle paludi dove schiude i suoi petali meravigliosi. E’ la grande saggezza interiore, dello spirito, della coscienza. E’ l’armonizzarsi con i ritmi del cosmo in cui viviamo, il riconoscere la semplice verità in ogni cosa. “Gli occhi orizzontali, il naso verticale”. Senza complicazioni, categorie, preconcetti. E’ scoprire la luce nella terra del nostro cuore. Dobbiamo trovarla inconsciamente attraverso zazen. E’ questo lo Zen. Trovare la luce originale.
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