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Valenze filologiche dei simboli Reiki | Valenze filologiche dei simboli Reiki |
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Difficile quindi, ad esempio, che gli Egizi con i loro geroglifici (per altro conosciuti e tradotti...) possano aver mutuato ideogrammi di civiltà ancora da venire... Forse sarebbe meglio concentrare gli sforzi sulla ricerca dei profondi misteri legati alla capacità vibrazionale dei simboli e preoccuparsi di diffondere le proprie intuizioni alla comunità Reiki (purché supportate da prove accettabili) contribuendo così a gettare luce su un sistema straordinario e potentissimo di cui, ancora, non conosciamo tutte le chiavi di lettura. Al di là delle facili suggestioni storicofantastiche, infatti, perché non tentare di intraprendere un lavoro serio per capire come alcuni simboli, pur essendo formati da segni e parole assolutamente comuni, riescano a produrre una canalizzazione energetica così straordinaria e “universale”, vale a dire valida a prescindere dalla cultura e dalla lingua di chi la riceve? Il meccanismo è lo stesso che vale per tutti i mantra: così esotici per noi occidentali ma perfettamente significanti per gli autoctoni, eppure universalmente vibranti. Il Reiki è già di per sé un sistema esoterico e misterico: non serve aggiungere altro alla sua meravigliosa valenza occulta. Basterebbe studiarla con modestia e serietà, senza divagazioni romantiche e fascinose. L’augurio è che queste pagine possano portare stimoli, contatti, suggerimenti, validi ad una ricerca appena agli inizi e sicuramente suscettibile di ulteriori sviluppi ... Bibliografia: “La scrittura cinese” di Yuan Huaqing, ed. Vallardi; Dizionario Giapponese-Italiano, ed. De Agostini; “Usui Ryoho 1 e 2”, dispense di Dario Canil; “Manuale del Reiki illustrato” di F.A. Petters; “Arte dell’Estremo Oriente” a cura di G. Fahr-Becker, ed. Konemann; “Lo Zen” di Christmas Humpreys, ed. Ubaldini Editore. |
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