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La risposta di Imamura Roshi fu un breve insegnamento a fine Zazen, che risuonò nell’aria con la potenza di una folgore. Le sue parole furono: “Il rigore interiore emerge alla superficie, ma non è qualcosa che nasce fuori da noi. All'inizio il rigore ci proviene dall'esterno: è un'autodisciplina che ci diamo nella pratica, che ci aiuta nel nostro cammino spirituale. Con il passare del tempo, continuando a praticare Zazen, si trova una Via corretta e così il rigore esce naturalmente dal “dentro” di noi. Più si prosegue nella Via meno il rigore proviene dall'esterno. Questo vale per tutte le religioni. In questi giorni abbiamo sentito il racconto della vita di Giovanni Paolo II: una persona di grande dirittura e rigore interiore che ha sempre dimostrato sentimenti di grazia sollecita verso l'esterno. Ecco una persona che ha cercato di esprimere la Via fino all'ultimo. Nel continuare la pratica vi esorto a levigare grazia, simpatia e gentilezza verso gli altri. Il rigore spirituale dentro voi stessi deve esprimersi in un atteggiamento amorevole verso gli altri. Ci sono tanti altri insegnamenti difficili ma lo Zazen supera ogni logica, lo Zazen è una pratica con cui si ricerca l'umanità”. Anche allora tutti capirono le straordinarie parole di Imamura Roshi e ne apprezzarono la loro forma: pochi ne hanno compreso e messo in atto il loro profondo contenuto. Il Buddha storico nel suo cammino verso il Satori ha attraversato le gioie e le sofferenze di tutti gli esseri viventi prima di arrivare alla liberazione dalla sofferenza. Thich Nhat Hanh in “Vita di Siddhartha il Buddha” scrive: “(…) vide che gli esseri viventi soffrono perchè non comprendono che partecipano della stessa natura di tutti gli esseri. L’ignoranza dà nascita a una infinità di pene, di confusione e difficoltà. Avidità, ira, arroganza, dubbio, gelosia e paura affondano tutti le radici nell’ignoranza. Imparando a calmare la mente per vedere più a fondo nella vera natura delle cose, possiamo giungere alla comprensione globale che dissolve ogni ansia e ogni dolore, sostituendoli con accettazione e amore”. Andare incontro alla Realizzazione per liberare noi stessi e tutti gli esseri dalla sofferenza del mondo è il cammino della nostra pratica. E’ un percorso arduo e periglioso ma non ci preoccupiamo di questo, fiduciosi nella Via del Buddha cerchiamo di fare semplicemente quello che c’è da fare, attimo dopo attimo, senza nulla aggiungere, accompagnati dallo spirito di ringraziamento per la grande opportunità che ci è stata data di essere nati e di aver incontrato durante la nostra vita il Dharma.… Quando i pensieri se ne vanno, la mente è abolita; Quando la mente se ne va, l’azione è compiuta. Non è necessario confermare la vacuità; C’è naturalmente una chiara comprensione. … Hsin ming (Canto della mente) di Niu T’ou Fa Jung |
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La risposta di Imamura Roshi fu un breve insegnamento a fine Zazen, che risuonò nell’aria con la potenza di una folgore. Le sue parole furono: “Il rigore interiore emerge alla superficie, ma non è qualcosa che nasce fuori da noi. All'inizio il rigore ci proviene dall'esterno: è un'autodisciplina che ci diamo nella pratica, che ci aiuta nel nostro cammino spirituale. Con il passare del tempo, continuando a praticare Zazen, si trova una Via corretta e così il rigore esce naturalmente dal “dentro” di noi. Più si prosegue nella Via meno il rigore proviene dall'esterno. Questo vale per tutte le religioni. In questi giorni abbiamo sentito il racconto della vita di Giovanni Paolo II: una persona di grande dirittura e rigore interiore che ha sempre dimostrato sentimenti di grazia sollecita verso l'esterno. Ecco una persona che ha cercato di esprimere la Via fino all'ultimo. Nel continuare la pratica vi esorto a levigare grazia, simpatia e gentilezza verso gli altri. Il rigore spirituale dentro voi stessi deve esprimersi in un atteggiamento amorevole verso gli altri. Ci sono tanti altri insegnamenti difficili ma lo Zazen supera ogni logica, lo Zazen è una pratica con cui si ricerca l'umanità”. Anche allora tutti capirono le straordinarie parole di Imamura Roshi e ne apprezzarono la loro forma: pochi ne hanno compreso e messo in atto il loro profondo contenuto. Il Buddha storico nel suo cammino verso il Satori ha attraversato le gioie e le sofferenze di tutti gli esseri viventi prima di arrivare alla liberazione dalla sofferenza. Thich Nhat Hanh in “Vita di Siddhartha il Buddha” scrive: “(…) vide che gli esseri viventi soffrono perchè non comprendono che partecipano della stessa natura di tutti gli esseri. L’ignoranza dà nascita a una infinità di pene, di confusione e difficoltà. Avidità, ira, arroganza, dubbio, gelosia e paura affondano tutti le radici nell’ignoranza. Imparando a calmare la mente per vedere più a fondo nella vera natura delle cose, possiamo giungere alla comprensione globale che dissolve ogni ansia e ogni dolore, sostituendoli con accettazione e amore”. Andare incontro alla Realizzazione per liberare noi stessi e tutti gli esseri dalla sofferenza del mondo è il cammino della nostra pratica. E’ un percorso arduo e periglioso ma non ci preoccupiamo di questo, fiduciosi nella Via del Buddha cerchiamo di fare semplicemente quello che c’è da fare, attimo dopo attimo, senza nulla aggiungere, accompagnati dallo spirito di ringraziamento per la grande opportunità che ci è stata data di essere nati e di aver incontrato durante la nostra vita il Dharma.













