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Sul Sentiero della Liberazione PDF Stampa E-mail

Si è detto prima che tutto parte da un atto di fede iniziale, però attenzione: non si tratta di un dogma. La fede “ante litteram” è quella molla iniziale che ci spinge a sederci sul cuscino di meditazione ma poi, giorno dopo giorno, siamo noi stessi testimoni dei frutti della nostra pratica e possiamo riscontrare il realizzarsi dentro di noi dell’insegnamento del Buddha. Solo attraverso la pratica possiamo personalmente comprendere la coscienza di hishiryo e farne esperienza diretta. Dogen Zenji nello Shouji (Vita e morte) dice: “Tentare di trovare il Buddha fuori dal mondo di vita e morte è come puntare il carro verso nord per andare a sud, o cercare l’Orsa Maggiore nel cielo del nord volgendosi a sud. Così facendo smarrirete la Via della liberazione”. Nessuno può camminare per noi nella Via del Buddha, nessuno può spiegarci ciò che non è spiegabile o riducibile a parole ma che va intimamente vissuto, semplicemente sperimentato, giorno dopo giorno nella nostra vita quotidiana. Personalmente ho attraversato il continente asiatico per cercare il mio Maestro e l’ho trovato, ma neppure lui può fare per me il mio cammino. E questo cammino richiede sforzo, sacrificio, costanza, autodisciplina, impegno quotidiano, se non continuo. Dunque una scelta precisa, determinata, riconfermata in ogni istante di Zazen. Non è una strada facile o “leggera” e questo aspetto va ben compreso in tutta la sua estensione, per non indurre in errori grossolani scaturiti dal nostro ego. Troppe volte ci illudiamo che la nostra pratica non proceda o non trovi una svolta significativa perché non abbiamo incontrato il “nostro” Maestro. Purtroppo non è così: qualunque insegnante, qualunque Maestro, anche il più illuminato, rimane il dito che indica la luna, non la luna stessa. E’ evidente che abbandonare illusioni, attaccamenti, giudizi, piccole certezze, l’ego discriminante e totalizzante fino alla sua morte, per rinascere nel sé universale, non è affare di poco conto. Quando il Reverendo Genshu Imamura Sokan, Direttore Generale dell'Ufficio Europeo Buddhismo Soto, venne in visita a Firenze a Shinnyoji esposi quella che era una problematica aperta nel nostro sangha fiorentino. Era un gran parlare sul rigore dello Zen e da tempo mi prodigavo per cercare di fare chiarezza fra quella che è una pratica rigida e quella che invece è una pratica rigorosa.
 
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