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Praticare la Vacuità PDF Stampa E-mail
Chi ha letto qualche libro arriva carico di aspettative, di bisogni di riscontri personali, che puntualmente restano disattesi. E’ terribilmente facile farsi una propria idea dello Zen che niente ha a che spartire con la Via indicata dal Buddha. Come diceva un amico monaco, è curioso come nessuno andrebbe mai da un prete cristiano o da un rabbino a chiedere: “Senta, sono molto stressato, ho bisogno di rilassarmi che dice mi farà bene venire in Chiesa?”. Innumerevoli, invece, sono le persone che al primo colloquio chiedono: “Ho attacchi di ansia, bisogno di relax, avrò giovamento nel fare Zazen?”. Purtroppo non è così che funziona. Al di là dei fraintendimenti divulgativi, la Pratica Zen è una disciplina dura e impegnativa, che vuol vedere l’uomo in faccia, certo non una tecnica di rilassamento. E’ necessaria una forte dose di coraggio, di determinazione, di costanza, per procedere e una fede, una fiducia iniziale imprescindibile, nella Via che il Buddha ci ha mostrato. La Pratica Zen si basa sull’esperienza diretta. Si dice che di Zen non si può parlare, ma semplicemente che va sperimentato giorno dopo giorno, seguendo l’esempio di Shakyamuni Buddha, seduti in Zazen. E quando ci sediamo sullo zafu (il cuscino di meditazione), ogni volta è un’opportunità d’incontro profondo con noi stessi che si apre davanti ai nostri occhi che, inclinati a quarantacinque gradi, guardano un’area del muro bianco davanti a noi. Da qui l’ardire d’incontrarci, di vederci nel nostro divenire, di studiare le nostre sovrastrutture mentali, di imparare a riconoscere i meccanismi della nostra mente che ci incatenano nel Samsara delle illusioni e degli attaccamenti. La determinazione di contattare nel silenzio dello Zazen la nostra Natura di Buddha, il nostro Vero sé, la Vacuità oltre ogni dualismo soggetto-oggetto, scevri dalla convinzione di un sé intrinseco avulso da qualsiasi contesto e correlazione. Per assurdo, per avvicinarsi seriamente ad una Pratica Zen, bisogna aver risolto gran parte dei nostri problemi esistenziali ed essere pronti ad un approfondimento maggiore del significato e della dinamica della nostra esistenza. Sicuramente se abbiamo problemi di ordine depressivo, stati di stress, di ansia o di panico, non è opportuno al momento praticare questa Via, ma è salutare indirizzarsi preliminarmente verso discipline di rilassamento e di benessere psico-fisico.
 
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