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La ricerca dell’energia a tutti i costi, riflette la difficoltà a restare nella sospensione della fase di passaggio, del momento discendente, del tempo inutile, percepito come vuoto da riempire. Il punto debole è l’ansia da prestazione e in molti casi le società fondate su questo modello di benessere fanno largo uso di ansiolitici e psicofarmaci. Parallelamente alla cultura del “piacere immediato” e dell’accelerazione del tempo, vi può essere invece un’attenzione maggiore verso le priorità di vita, che possa portare alla ricerca del significato personale che si attribuisce allo stare meglio, che permetta l’attivazione di strategie che favoriscano il conseguimento di tale benessere e la possibilità di mantenerlo nel tempo. In questa dimensione il tempo del benessere contempla la possibilità di rallentare per governare la propria ricerca di equilibrio. Questo tema ci conduce all’immagine dell’uomo cosciente di essere al centro del processo ritmico che prevede un’alternanza armonica tra espansione e ritiro. La possibilità di utilizzare questa centralità che chiameremo “presenza”, permette un sano equilibrio tra il centro e la periferia, tra l’individuo e la società favorendo quel processo armonico di andata e ritorno dall’esperienza che preserva dalle conseguenze dello stress a cui ognuno è sottoposto dalle richieste della vita di oggi. Il tema del benessere interessa più diffusamente anche l’ambito della comunità sociale sia negli aspetti istituzionali, che nelle forme autogestite; qui troviamo diversi orientamenti che fanno parte delle strategie del benessere: quello basato sulla prevenzione che riguarda soprattutto gli interventi mirati a evitare qualcosa di dannoso, come le cattive abitudini alimentari o le dipendenze da fumo, alcol e droghe. L’approccio salutista che propone un’arte di vivere sana, con buone regole igieniche che preservino la salute dell’individuo e la sua serenità e l’approccio olistico, che coltiva le arti del benessere e dell’accudimento, attingendo alle conoscenze tradizionali delle diverse culture della salute. Alla base di tali sistemi troviamo una visione del mondo unitaria e interconnessa , che trae origine da antichi saperi tratti dalla tradizione sciamanica, dalle conoscenze delle medicine tradizionali orientali, come la cinese e l’ayurvedica, da sistemi basati su complessi presupposti filosofici come lo yoga, l’antica tradizione ermetica, alchemica gnostica o antroposofica. In occidente la consapevolezza dell’importanza di preservare e sviluppare questi antichi saperi terapeutici appartenenti ad altre tradizioni culturali, si è accresciuta in concomitanza con fattori di moda come il fascino per l’esotico, ed anche in relazione ad una crisi di legittimità della medicina scientifica intesa come unica risposta al problema del disagio psicofisico. Nella famosa dichiarazione di Alma Ata del 1978 l’OMS sollecita a favorire l’uso delle metodiche tradizionali nell’attivazione dei programmi sanitari dei paesi in via di sviluppo. In uno studio di recente pubblicazione su questo tema (“L’ambulatorio del guaritore”, Biblioteca di antropologia medica), gli autori cercano di comprendere quanto e come la specificità olistica delle medicine tradizionali, possa influenzare e/o arricchire le capacità-possibilità terapeutiche dei servizi sanitari. Essi sembrano pervenire alla conclusione che queste metodiche non rappresentano solo residui nostalgici, ma vere e proprie strategie vitali, in quanto pratiche di forte valenza simbolica capaci di attivare processi di riequilibrio psicofisico. Se osserviamo le tecniche e le metodologie offerte dai santuari del benessere che si stanno sviluppando un po’ dovunque anche nel nostro paese, possiamo ritrovare questo principio rituale e simbolico sia nelle immagini proposte che nella sostanza degli interventi che realizzano il principio dell’accudimento e della rigenerazione. Accoglienza, purificazione, ritmo, contatto, sono componenti fondamentali per attivare processi di autorisanamento. Secondo le cosmogonie tradizionali vi sono 4 elementi che stanno alla base di tutti i fenomeni dell’universo: l’acqua, il fuoco, la terra e l’aria. I significati simbolici dell’acqua si possono identificare con tre temi fondamentali: sorgente di vita, mezzo di purificazione, centro di rigenerazione. Simbolicamente legata agli aspetti del femminile, le sue proprietà passano attraverso il movimento di accoglienza, avvolgimento, fluidità. Gli ambiti di applicazione di questo elemento vanno da quelli più conosciuti come le pratiche termali , le piscine terapeutiche, i vari tipi di bagni, alle ricerche più avanzate in ambito energetico quali possono essere quelle legate agli aspetti vibrazionali di alcune acque dette “acque di luce”. Nell’immagine del fuoco purificatore troviamo la polarità con l’aspetto acquatico. Qui dominano i temi simbolici riguardanti l’aspetto maschile che agisce nel processo di distruzione rigenerazione. Il fuoco corrisponde al tema del calore-luce che purifica e trasforma: simbolo del sole, del cuore, del rosso, delle passioni quali l’amore e la collera. Nei rituali antichi il fuoco accompagnava i bagni e le fumigazioni. Il simbolo porta con sé la possibilità del passaggio dal calore esterno al risveglio del calore interiore. La medicina tradizionale cinese, per esempio, utilizza tra le varie metodiche , la moxa, un cono composto da artemisia seccata e pressata che una volta accesa, produce un forte calore che viene diretto su punti specifici dislocati lungo i meridiani energetici. L’aria è associata simbolicamente al soffio, al respiro vitale e al respiro cosmico e le sue qualità di purezza o di inquinamento si compenetrano ad ogni respiro con la nostra più profonda identità psicofisica. Alla terra appartengono i simboli di fecondità e rigenerazione legati ai temi del guarire e fortificare.
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