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Ma cosa significa “amore”?
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Ma torniamo al tema principale. Il periodo dell’innamoramento prevede ancora un’altra fondamentale caratteristica: non ha un esame della realtà dell’altro/a. Sono le proiezioni, le aspettative di corrispondenza all’ideale a farla da padrona. Gli esperti sostengono che un periodo congruo di innamoramento oscilli tra i sei mesi e un anno. Oltre questo periodo significa che la relazione è immatura. Superato un certo periodo, in senso evolutivo, c’è la necessità di confrontarsi veramente, di rompere cioè con l’illusione e di vedere l’altro/a per come effettivamente è, e non più come lo si vorrebbe vedere. Arriva l’esame di realtà. Questo momento di crisi è fondamentale. Se l’esame di realtà è positivo, la coppia avrà modo di conoscersi veramente, di iniziare cioè una storia d’amore. Se l’esame di realtà è negativo, significa che non si riesce a tollerare la realtà dell’altro. Si vorrebbe rimanere incantati nelle proprie fantasie di relazione. Ecco perché “immaturo”. Perché è un sentimento infantile, quel bisogno di essere amati che non corrisponde alla capacità di amare. Nel precedente articolo su BioGuida sono stati spiegati i concetti di Edipo, di attacccamento e di dipendenza. A questo punto risulterà più chiaro quanto l’innamoramento corrisponda ad una regressione, cioè a quel meccanismo che fa mettere in atto comportamenti e pensieri corrispondenti ad un’età molto precoce della propria infanzia. Ecco allora aprirsi le porte per tutti quei discorsi attorno alla gelosia, al possesso, per non parlare di alcuni detti ridicoli quali “l’amor non è bello se non è litigarello”. Tutte forme di regressioni infantile che nulla hanno a che fare con il concetto di amore. Hanno a che fare con le proprie carenze affettive e i modelli infantilizzati che si continua a portare avanti nell’età adulta sottoforma di nevrosi varie. Da questo punto di vista non può che essere preoccupante il dilagare di programmi televisivi trash , molto seguiti peraltro, che usano le persone per creare situazioni “strappalacrime” e che fanno della nevrosi e dell’infantilizzazione i propri cavalli di battaglia, riempiendosi la bocca di concetti che, paradossalmente, non conoscono neanche.
Amare è una questione di maturità psicoaffettiva, qualcosa di molto più complesso di quanto comunemente si vuol far credere. Amare è prima di tutto la capacità di tollerare che l’altro/a sia qualcosa di diverso da se stessi, qualcosa di libero e unico e non un oggetto su cui riversare le proprie angosce o un pupazzo da colpevolizzare ogni volta che non si tollera le proprie frustrazioni.
Amare è una percezione interna, corrisponde ad una crescita emotiva sino al raggiungimento di una buona autostima di sé. Ciò produrrà un senso di benessere e di amor proprio. A partire da queste basi (frutto, si ribadisce, di una lenta trasformazione interiore del singolo) una persona potrà comprendere e concepire la possibilità di condividere qualcosa con qualcun altro/a. Implicitamente si escludono gli adolescenti, i quali vivono stati di innamoramento, poiché manca ancora in loro quella maturazione psicoaffettiva ed esperenziale che porterà alcuni a conoscere una dimensione di sentimento più profonda e solida. In sintesi potremmo distinguere in:
Amore come richiesta d’amore. Corrisponde al bisogno di essere amati, un vuoto mai colmato che nasce nel rapporto con le figure accudenti nei primi anni di vita, inteso come una carenza di attenzioni ricevute. In questi casi non si è ancora sviluppata una capacità di amare, confondendo amore con scambio di attenzioni (che si manifestano in gelosie, colpevolizzazioni, ricatti emotivi, l’essere possessivi, vittimismo, ecc..). In questi casi il sentimento di amore è sconosciuto. Si tratta di un vuoto affettivo da colmare. La persona è a bassa autostima.
Amore quale sentimento egoistico, ovvero quale capacità di amarsi. Corrisponde al percepire se stessi al centro del proprio mondo. Non si è più vittima dei sensi di colpa, liberi nelle scelte e nel pensiero. Amare se stessi è un passaggio fondamentale per la comprensione di questo sentimento. Manca ancora l’empatia. L’autostima è buona.
Amore quale desiderio di amare. È la fase più evoluta, anzi questo, si potrebbe dire, è amore. Corrisponde al dono d’amore. Si ama in fondo la vita in quanto tale. Si è in grado di amare veramente. Questa corrisponde anche alla posizione che sarebbe necessaria per essere buoni genitori. Si può amare senza chiedere niente. Non è più uno scambio, ma è basato sulla libera iniziativa. Il riconoscimento e la distinzione tra sé e altro da sè è completa. Non ci sono più oggetti, tanto meno sessuali ma, se così si può dire, un incontro di vibrazioni. Sono poche le persone che raggiungono questo livello. L’autostima è sempre elevata. Per chiarezza, non è un problema di intelligenza, ma di profondità emotiva. Il raggiungimento di questo livello corrisponde a diverse fasi di crisi attraversate, di morti e rinascite interiori e di una lenta evoluzione. Penso sia comprensibile la differenza tra questo stato, frutto di lunga e costante elaborazione, e l’innamoramento, che è un semplice processo istintuale programmato dalla natura.
L’amore, quel sentimento unico, che faticosamente si è cercato di esprimere in queste righe, non è neanche esprimibile con le parole per la sua profondità. Si potrebbe semplicemente chiamarla bellezza. Un grande saggio una volta scrisse una novella in merito:
“due amici passeggiavano in un parco, chiacchierando. Ad un certo momento uno si ferma in estasi ad ammirare una rosa. Si avvicina a questa e l’annusa profondamente. Anche l’altro si avvicina e la contempla. Ad un certo punto, quest’ultimo estrae un coltellino e recide la rosa; ‘la voglio studiare’, disse. Qualche tempo dopo si reincontrano e, quello che aveva reciso la rosa, disse all’altro: ‘ti ho portato un regalo’. L’altro incuriosito, riceve il dono, lo scarta e vede che è un libro intitolato “tutto ciò che c’è da sapere sulle rose”. ‘In queste settimane ho studiato approfonditamente la rosa’, disse il primo, ‘ho calcolato l’acqua giornaliera di cui necessita, la composizione chimica del suo colore, la composizione chimica del suo profumo, ecc…’. Il secondo, ringraziandolo, lo guarda e gli chiede: ‘ma è spiegata anche la sua bellezza?’. ‘La bellezza non è spiegabile, la puoi solo ammirare. È una emozione’, disse il primo. ‘Allora questo libro mi è inutile’ rispose l’altro…”
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