CURRENT MOON
Lo Zen e la Danza PDF Stampa E-mail

di Annamaria GyoEtsu Epifanìa (tratto da BioGuida n.19 - Inverno 2007)

 

 

 

 

"La Danza senza il Danzatore"

 

 

“Quando la nostra azione proviene dal profondo della vita, è danza”

Dainin Katagiri , Maestro Zen

 

 

Ore 7 del mattino: il mio piede nudo varca la trave di legno che delimita l’entrata alla piccola sala di meditazione. Nella semi oscurità offro l’incenso al Buddha, e mi inchino di fronte all’altare a mani giunte. Mi sistemo sul cuscino, respiro consapevole del mio essere seduta , della presenza del mio corpo, dei muscoli tesi nella postura, ma non rigidi, del cuore che batte e degli organi interni che impercettibilmente pulsano. La mente si fonde con il corpo nella concentrazione, a volte si perde nei ricordi, nei progetti, il suono della campanella mossa dal vento nel giardino mi riporta alla presenza mentale, è un andare e venire, come le onde del mare…

 

 

Ore 19,00 sera, il mio piede nudo entra nella sala della danza, gli allievi attendono ridendo e chiacchierando, la musica parte e il mio corpo si tende, respira, i muscoli sono presenti e pronti all’azione. Velocemente tutti siamo concentrati. Dal nulla i nostri corpi creeranno la danza, un momento effimero che nel suo nascere già scompare, ma che ci porta ad essere completamente presenti alla nostra vita, al nostro cuore che batte, al respiro che si fa più ampio nella fatica. A volte siamo leggeri come l’aria di montagna, a volte ci sentiamo rigidi e scomposti, è un andare e venire, come le onde del mare…

 

 

Quando ero danzatrice classica era facile cadere nell’errore di vivere il proprio corpo come un continuo ostacolo da affrontare e sentire lo sforzo estremo come mezzo per separare l’errore dal virtuosismo; ogni gesto era finalizzato alla ricerca di una presunta naturalezza attraverso l’artificio, i modelli da riprodurre erano sempre più in là, inesorabilmente! La motivazione nel profondo per me era, attraverso la danza, quella di allontanarmi il più possibile da ciò che mi trovavo ad essere, da ciò che mi circondava e mettere a tacere un disagio dalle antiche radici. Diventare altro mi avrebbe riscattata e …finalmente mi avrebbe portato “ la felicità “. Ma anche essere una danzatrice solista accanto a Rudolf Nurejev, non produceva cambiamenti, solo brevi attimi di grande soddisfazione.

 

Decisi un taglio netto con la danza che conoscevo e mi misi in viaggio alla ricerca di quella vera danza che nel mio immaginario coincideva con la leggerezza, con la spiritualità. La solitudine e la disperazione di aver toccato la futilità di tutto ciò per cui avevo vissuto, segnarono il punto di svolta,avevo fallito… ma questo fallimento in realtà era la mia occasione: non potevo più evitarmi.

 

 

La tazza era stata svuotata.

 



 
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