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In tali momenti, può capitare che la consapevolezza individuale riesca a fare grandi balzi, quando l’accettazione e l’ascolto si arrendono “naturalmente” alle necessità protestate dal corpo, quando la la “lotta” alla malattia si trasforma piuttosto in un approccio conoscitivo e di ricerca, sia pure ovviamente in vista della miglior soluzione di cura e guarigione. In tali casi ecco apparire la possibilità di aprirsi a nuove percezioni, la effettiva eventualità di sentire nuovi messaggi provenienti dal corpo: il grande passo diviene, in questo caso, riuscire a decifrarli e a riconoscerli oggettivamente. Non sempre si è in grado da soli di cogliere obiettivamente i significati dei nuovi “linguaggi” che ci si trova ad ascoltare, proprio come è difficile muoversi in un paese straniero di cui non si conosce la lingua senza l’aiuto di un buon interprete. E forse, soprattutto in Occidente, è persino diffcile trovare un buon “traduttore”, una persona in grado di aiutarci a capire i messaggi del corpo e ad entrare in comunicazione profnda con esso. Naturalmente molto dipende dal “grado” di tale comunicazione: pur condividendo lo stesso principio “espressivo” tipico della malattia, lo stato patologico prodotto da un raffreddore produrrà una serie di messaggi e segni presumibilmente diversi rispetto a quelli prodotti da un tumore. O, almeno, la gravità di una malattia, produrrà livelli di comunicazione più clamorosi, più evidenti, più drammaticamente marcati (colpa della nostra sordità, ovviamente). E, quando accade di percepire momenti di profondo sentire col proprio corpo, fondamentale diviene l’accettazione di tale esperienza, peraltro del tutto naturale e non certamente straordinaria o rara, oltre all’aiuto interpretativo cui si accennava. Il ricordo prodotto dalla memoria del corpo, sia essa racchiusa nelle cellule locali ammalate o conservata nelle cellule cerebrali (è difficile a dirsi - forse in entrambe?), può far emergere sensazioni dimenticate ma non certamente cancellate, ricordi passati anche banali eppure fortemente significativi, remoti o attuali, antichi o recenti. Ma, è opportuno specificare, il “ricordo” cui ci si riferisce in questi casi va ben al di là del semplice riaffiorare della memoria, per manifestarsi in un’evidenza percettiva fisica, con il riemergere di sensazioni e manifestazioni fortemente vissute dal corpo. Può capitare così di ri-vivere fisicamente il momento esatto in cui viene tolto il tubaggio di respirazione ventilata a conclusione di un intervento chirurgico, solo pochi giorni dopo l’accadimento, o il ricordo fisico dell’assunzione di determinati antibiotici nell’infanzia (odori, gusti, sensazioni, persino rumori di allora…) richiamato dall’immissione via flebo delle stesse sostanze in fase di ospedalizzazione post-operatoria nel presente. Se, a questo, si aggiunge la scoperta solo a posteriori del fatto che il principio attivo degli antibiotici assunti nell’infanzia era identico a quelli assunti di recente, causa scatenante della serie di ricordi fisico-emozionali fissati attorno alla reazione di rigetto del corpo, allora la valenza oggettiva di certe sensazioni acquista un’importanza che richiede grande attenzione...
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