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La Via Interiore
La femminilità tra immagine e identità
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La femminilità tra immagine e identità
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Tutti i disturbi alimentari a carattere maniacale hanno radici inconsce tra loro comuni. Le persone che soffrono di disturbi alimentari non solo hanno ricevuto troppo “poco”: spesso il cibo, la protezione, l’accettazione non sono stati dati quando venivano “richiesti”, ma quando l’adulto riteneva fosse giusto “concederli”. Che cosa può imparare un neonato in queste circostanze? Impara ad afferrare e a trattenere inesorabilmente ciò che riceve. Poiché non possiede ancora il concetto di tempo, agisce in base al principio “ora o mai più’”. Questo modello di comportamento è facilmente riscontrabile negli individui che soffrono di disturbi dell’alimentazione anche in età adulta: limitata capacità di sopportare le frustrazioni, avidità, ingordigia, tendenza ad aggrapparsi agli altri nei rapporti di amicizia e di amore. Costoro non credono di poter mai ricevere abbastanza e soprattutto nel momento in cui lo desiderano. Con la loro avidità, con questo loro afferrare-aggrapparsi costringono amici e partner a difendersi per non essere “divorati”. Questa avidità riguarda tuttavia solo gli amici più intimi o i membri della famiglia; esteriormente questi individui appaiono per lo piu’ forti, superiori, competenti. Se osserviamo delle bambine in tenera età mentre si contemplano allo specchio, possiamo immaginare che cosa succederà loro col progredire dell’età.
Riusciranno a mantenere la capacità di guardarsi allo specchio e vedersi belle?
Questo evento, apparentemente naturale, risulta rarissimo. Perfino l’oggettiva bellezza non è sufficiente a far sentire una donna bella. Indipendentemente da come una donna può esteriormente apparire e perfino dal suo successo sociale, se la sua immagine riflessa nello specchio non la soddisfa, essa vive tutto in modo compromesso: le relazioni interpersonali, la soddisfazione professionale, la capacità di esprimere la propria personalità.
La preoccupazione delle donne per il loro aspetto e per l’essere oggetto di attenzione è una sorta di difesa in un mondo che, sotto un apparente riconoscimento delle capacità e delle possibilità delle donne, non riconosce il valore intrinseco della femminilità. La scuola, la stessa famiglia di appartenenza e la società in senso più generale non solo non incoraggiano le donne ad essere semplicemente se stesse, ma le spingono più o meno coscientemente verso la pericolosa definizione di una falsa identità. L’atteggiamento narcisistico allora diventa un elemento compensatorio, molto distante da quel narcisismo sano che coincide con la stima di sé. Spesso tale narcisismo sano si deteriora a causa della fondamentale relazione con la propria madre, che spesso ha vissuto a sua volta la compromissione della propria stima di sé. Le donne non riescono a riconoscersi qualora non siano capaci di vedere le loro madri e di essere viste da queste. Se immaginiamo una sorta di specchio bidirezionale tra madri e figlie, vediamo che esso spesso distorce le immagini piuttosto che rifletterle. Mancando il rispecchiamento cercato nella propria madre, la donna lo cerca altrove, quasi sempre incontrando continui fallimenti o quanto meno progredendo nella vita attraverso varie forme di autoinganno. Il senso dell’Io spesso dipende infatti dai successi che una donna ottiene anziché da un interiore senso di pienezza e di autorealizzazione.
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