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di Laura Mullich (tratto da BioGuida n.22 - Autunno 2008)
 
 
 
In questa nostra epoca ossessionata dall’immagine molte donne hanno problemi con il proprio corpo. Viene comunicato il concetto che si è comunque troppo grasse se il proprio corpo appartiene ad una donna e non ad un’adolescente, e quindi si cerca di mangiare meno. Talvolta si dimagrisce, o forse il corpo si abitua a cavarsela con meno calorie. Qualcosa tuttavia porta la nostra struttura corporea a ripristinare, in condizioni di salute, il peso adeguato. La maggior parte delle donne con problemi di linea passa inosservata. Si tratta per lo più di donne che, per smaltire il chilo in eccesso messo su durante il week-end, stanno a dieta tutti gli altri giorni. Accanto a queste donne ce ne sono altre ossessionate dal proprio comportamento alimentare, il cui pensiero si fissa quasi esclusivamente su questo argomento. Queste donne non riescono a controllare volontariamente quanto mangiano: l’impulso le assale ed esse si trovano alla sua mercè. Il corpo rappresenta solo l’ultimo anello di una lunga catena di atteggiamenti e comportamenti che si intersecano e all’inizio della quale c’è un irrefrenabile impulso a mangiare che scatena l’attacco di fame.
 
Dopo il cedimento all’impulso sopraggiungono un senso di vergogna e di colpa, e a seconda dell’intensità del bisogno di ristabilire il controllo su se stessa la donna accelererà più o meno l’espulsione delle calorie in eccesso. Dalla riuscita di tale operazione dipende anche la linea del suo corpo. A seconda del comportamento alimentare e della corporatura dell’individuo i disturbi alimentari vengono distinti in tre categorie: anoressia, bulimia e obesità.
 
L’anoressia è caratterizzata dalla riduzione volontaria dell’assunzione di cibo che, in certi casi, può portare fino alla morte per dimagrimento. I soggetti anoressici, con la loro apparente fragilità, il loro corpo consunto, suscitano un senso in parte di pietà, in parte di ammirazione, a volte anche di ribrezzo, sempre comunque di stupore. Controllarsi fino ai limiti dell’autolesionismo è grandioso...


 
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