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La tarantolata cerca di schiacciarlo sotto i suoi piedi che saltano ossessivamente nella danza anche con velocità impressionanti e difficilmente controllabili. La musica e il raccomandarsi a San Paolo determina la guarigione. Per questo, la tarantolata in corrispondenza della festa del santo, il 29 giugno, ricade sotto l’effetto del veleno e dopo il compimento della ‘cura’ deve recarsi in pellegrinaggio al santuario di Galatina per ringraziarlo dell’avvenuta grazia. Dal morso, insomma, non si guarisce mai. ‘Ballati, ballati tutti quanti, ca la taranta è viva e non è morta’ recita un canto tradizionale. Il fenomeno con il determinarsi della sostanziale affermazione del ruolo sociale della donna e la fine della sua preclusione è praticamente dissolto. Ma nuovi tarantolati si aggirano in Puglia e conquistano l’Italia. Si ricollegano al ‘movimento della pizzica’, questa volta espressione soltanto musicale. Centinaia di gruppi che recuperano gli antichi canti e ne fanno repertorio di grande raffinatezza e qualità. Associazioni culturali che rinnovano e suscitano lo studio della malattia e della cura. La pizzica è un ritmo straordinario e unico, induce al movimento naturalmente e conquista chi lo ascolta con la forza del rito. La taranta è (quantomai) viva.
Libri: ‘La danza della piccola tarantata’ di Giorgio Di Lecce, ed. Sensibili alle foglie. ‘Il ritmo meridiano’ autori vari, Besa Editore. ‘Il tarantismo pugliese’ Ignazio Carrieri, Edizioni Altamarea.
Dischi: ‘Robba de smuju’ - Uccio Aloisi Gruppu ‘Per incantamento’ - Ghetonia. ‘Attarantati’ - Arakne Mediterranea.
Fotografie originali tratte da: Chiratti L. e Nocera M. “Immagini del Tarantismo” Capone Editore, Lecce.
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