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Il filo d'oro del silenzio - Incontri di meditazione interreligiosa
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E’ facile meditare da soli, fare in solitario il proprio percorso di studio e ricerca e autodichiararsi comprensivi, aperti, tolleranti. Meno facile è trovarsi seduti insieme a sessanta - settanta persone, ciascuna delle quali manifesta se stessa, e riuscire a dialogare in armonia con tutti, in piena condivisione e accettazione. La nostra pratica si realizza proprio nell’incontro con gli altri che fanno da specchio ai nostri disagi e alle nostre problematiche: sono dunque un prezioso, insostituibile aiuto nella nostra ricerca spirituale. Vorrei anche comunicare la gioia che scaturisce dal toccare con mano questa esperienza di condivisione fra tante Tradizioni diverse e sentire la forza della comune volontà d’incontro e di comprensione profonde. A fine delle letture spesso il silenzio è così pregnante di tutto, che nessuno è più capace di profferire parola o di comunicare qualsivoglia sensazione. Il silenzio parla per noi unendoci in un grande cerchio di solidarietà nell’ascolto rispettoso della Verità che canta la nostra vita. Durante gli incontri interreligiosi mi sono trovata nella condizione di dover decidere come vestirmi. Come monaco Zen che vive nella vita mondana, quale poteva essere la migliore modalità di presentarmi? Forte è stato il richiamo di partecipare con i miei abiti da monaco, anche per dare una testimonianza tangibile della mia professione di fede. Poi però ho declinato questa scelta, ritenendo opportuno dare una immagine di me più completa. Sì, è vero che sono monaco Zen ordinato in Giappone, ma è altrettanto vero che il mio Maestro mi ha lasciata libera di vivere fuori dal monastero, di crescere mia figlia in famiglia, e di portare avanti il mio lavoro, unitamente al Centro Zen di Firenze. Allora, tutto sommato, l’immagine pubblica di me che sento più mi corrisponde fuori dal Tempio, è quella di una donna che coniuga la sua vita monastica a quella nel mondo. Così negli incontri interreligiosi, che non si svolgono al Centro Zen Firenze, non indosso l’okesa (abito del monaco).Kago kara hotaru hitotsu hitotsu o hoshi ni suru Lucciole dalla gabbia una ad una trasmutano in stelle. Ogiwara Seisensui |
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E’ facile meditare da soli, fare in solitario il proprio percorso di studio e ricerca e autodichiararsi comprensivi, aperti, tolleranti. Meno facile è trovarsi seduti insieme a sessanta - settanta persone, ciascuna delle quali manifesta se stessa, e riuscire a dialogare in armonia con tutti, in piena condivisione e accettazione. La nostra pratica si realizza proprio nell’incontro con gli altri che fanno da specchio ai nostri disagi e alle nostre problematiche: sono dunque un prezioso, insostituibile aiuto nella nostra ricerca spirituale. Vorrei anche comunicare la gioia che scaturisce dal toccare con mano questa esperienza di condivisione fra tante Tradizioni diverse e sentire la forza della comune volontà d’incontro e di comprensione profonde. A fine delle letture spesso il silenzio è così pregnante di tutto, che nessuno è più capace di profferire parola o di comunicare qualsivoglia sensazione. Il silenzio parla per noi unendoci in un grande cerchio di solidarietà nell’ascolto rispettoso della Verità che canta la nostra vita. Durante gli incontri interreligiosi mi sono trovata nella condizione di dover decidere come vestirmi. Come monaco Zen che vive nella vita mondana, quale poteva essere la migliore modalità di presentarmi? Forte è stato il richiamo di partecipare con i miei abiti da monaco, anche per dare una testimonianza tangibile della mia professione di fede. Poi però ho declinato questa scelta, ritenendo opportuno dare una immagine di me più completa. Sì, è vero che sono monaco Zen ordinato in Giappone, ma è altrettanto vero che il mio Maestro mi ha lasciata libera di vivere fuori dal monastero, di crescere mia figlia in famiglia, e di portare avanti il mio lavoro, unitamente al Centro Zen di Firenze. Allora, tutto sommato, l’immagine pubblica di me che sento più mi corrisponde fuori dal Tempio, è quella di una donna che coniuga la sua vita monastica a quella nel mondo. Così negli incontri interreligiosi, che non si svolgono al Centro Zen Firenze, non indosso l’okesa (abito del monaco).













