| Il filo d'oro del silenzio - Incontri di meditazione interreligiosa |
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di Anna Maria Shin-nyo Marradi (tratto da BioGuida n.16 Primavera
2007)
Un lunedì sera di alcuni anni fa arrivò una persona al Centro Zen Firenze ( www.zenfirenze.it ) che a fine dello zazen disse di praticare nel Centro di Meditazione Cristiana e ci invitò a partecipare ad un incontro interreligioso. Era nato infatti a Firenze un appuntamento mensile che raccoglieva cristiani e buddhisti tibetani che si riunivano per meditare insieme in una serata di condivisione.
L’idea era originata da un incontro per la pace avvenuto a Belfast nel 2000 tra Padre Laurence Freeman, capo spirituale della comunità cristiana, e S.S. il XIV Dalai Lama, suprema guida tibetana. Così, in sordina, donne e uomini di “buona volontà” avevano deciso di incontrarsi per creare un punto di contatto e di unione tra i loro diversi cammini. Accettai subito con gioia l’invito a portare la mia testimonianza di monaco Zen in quegli incontri interreligiosi, ritenendo fortemente che un confronto diretto fosse la migliore condizione per poter dialogare con ciò che è “altro da me”. Tante ostilità, guerre e incomprensioni hanno una profonda radice nella non-conoscenza e nella paura che deriva da tutto ciò che è diverso da noi, da ciò che facciamo e da ciò in cui crediamo. I futuri incontri ebbero così la presenza di tre differenti Sentieri spirituali: Cristiani, Buddhisti Tibetani, Zen Soto. Piano piano, poi, da quel lontano anno 2004, esponenti di altre Tradizioni religiose e laiche si sono uniti a noi: il gruppo spirituale “Sukyo Mahikari”, “Amicizia Ebraico-Cristiana”, “Comunità Islamica”, “Comunità Baha’i”, “Associazione Un Tempio per la Pace”, “Zen Vietnamita”, “Ananda Marga”, “Hare Krisna”, “Cristiani della Chiesa Avventista”, “Movimento Umanista”. Per queste serate è stata scelta una formula molto semplice. Ci ritroviamo a rotazione nelle sedi delle varie Tradizioni: ciascun esponente dei differenti Sentieri legge un breve brano inerente la propria pratica poi, finite le letture, un tocco di campana dà inizio a venticinque minuti di meditazione silente. Se, e soltanto se, alla fine del silenzio qualcuno sente di manifestare il proprio pensiero, una riflessione, un’emozione scaturita dal momento vissuto, può esporla e condividerla con gli altri. Questa ultima fase non nasce però come dialogo tra i partecipanti, non vuol essere una sorta di ping-pong, ma semplicemente una testimonianza scaturita da ciò che è stato. |
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L’idea era originata da un incontro per la pace avvenuto a Belfast nel 2000 tra Padre Laurence Freeman, capo spirituale della comunità cristiana, e S.S. il XIV Dalai Lama, suprema guida tibetana. Così, in sordina, donne e uomini di “buona volontà” avevano deciso di incontrarsi per creare un punto di contatto e di unione tra i loro diversi cammini. Accettai subito con gioia l’invito a portare la mia testimonianza di monaco Zen in quegli incontri interreligiosi, ritenendo fortemente che un confronto diretto fosse la migliore condizione per poter dialogare con ciò che è “altro da me”. Tante ostilità, guerre e incomprensioni hanno una profonda radice nella non-conoscenza e nella paura che deriva da tutto ciò che è diverso da noi, da ciò che facciamo e da ciò in cui crediamo. I futuri incontri ebbero così la presenza di tre differenti Sentieri spirituali: Cristiani, Buddhisti Tibetani, Zen Soto. Piano piano, poi, da quel lontano anno 2004, esponenti di altre Tradizioni religiose e laiche si sono uniti a noi: il gruppo spirituale “Sukyo Mahikari”, “Amicizia Ebraico-Cristiana”, “Comunità Islamica”, “Comunità Baha’i”, “Associazione Un Tempio per la Pace”, “Zen Vietnamita”, “Ananda Marga”, “Hare Krisna”, “Cristiani della Chiesa Avventista”, “Movimento Umanista”. Per queste serate è stata scelta una formula molto semplice. Ci ritroviamo a rotazione nelle sedi delle varie Tradizioni: ciascun esponente dei differenti Sentieri legge un breve brano inerente la propria pratica poi, finite le letture, un tocco di campana dà inizio a venticinque minuti di meditazione silente. Se, e soltanto se, alla fine del silenzio qualcuno sente di manifestare il proprio pensiero, una riflessione, un’emozione scaturita dal momento vissuto, può esporla e condividerla con gli altri. Questa ultima fase non nasce però come dialogo tra i partecipanti, non vuol essere una sorta di ping-pong, ma semplicemente una testimonianza scaturita da ciò che è stato. 
