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Pagina 1 di 3 di Cristina Bassi (tratto da BioGuida n.20 - Primavera 2008)
Il coraggio non è “non avere paura”, quanto piuttosto valutare che qualcosa è più importante della paura stessa… Possiamo raccontarci e credere ancora, ai nostri tempi, che il coraggio è “assenza di paura”? O illuderci che possa essere sperimentato collettivamente?
Il coraggio è qualcosa che possiamo sperimentare solo dentro noi stessi, da soli, è una vittoria “privata”, non pubblica. Richiamare a noi il coraggio per ascoltare i nostri desideri profondi, i bisogni profondi, le verità profonde, non deriva da una attività sociale, non emana da un gruppo, non è il risultato di un consenso dagli altri. Nel nostro presente la virtù del coraggio non riceve molta attenzione. Sembra semmai una qualità solo per soldati, attivisti fanatici, al massimo spericolati in sport estremi. Al contrario, la “sicurezza” è ciò che importa più di ogni altra cosa. Anche al bambino di oggi non si insegna ad essere coraggioso, troppo ardito, perché è troppo pericoloso. Cosi gli si trasmette il senso della inopportunità e pericolosità nel prendersi dei rischi, meglio seguire invece le abitudini o tradizioni di famiglia, non parlare agli estranei, preoccuparsi di essere sempre al sicuro e guardare con sospetto tutto ciò che sta “fuori”. Enfatizzare però l’importanza della propria sicurezza personale, ha una controindicazione: fa vivere in modo reattivo (botta/risposta). Anziché definire propri obiettivi, fare progetti al fine di raggiungerli, perseguirli con “sapore”, si finisce con il giocare a stare nella tana, al riparo, anche se afflitti e “fuori posto”, nel lavoro, nelle relazioni, in casa, in famiglia, ecc.
Ovviamente esistono dei pericoli nella vita che è sensato evitare ma c’è sicuramente una differenza tra l’essere “spericolati” ed essere “coraggiosi”. Il coraggio è affrontare le paure immaginarie: la paura del fallimento, di essere rifiutati, di cadere a pezzi, di essere umiliati per l’ennesima volta, di essere soli, di parlare in pubblico, di subire un ostracismo…non meno la paura del successo, ma anche è richiamare a sé quella parte di vita più potente, quell’ essenza più incorruttibile, che spesso rinneghiamo. Il vero coraggio è più una questione di mente che di emozione.
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