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Il Colore e il Simbolo Araldico PDF Stampa E-mail

F. Portal, che nell’ottocento scrive un trattato sui simboli del colore, dice che la simbolica ammette due colori primitivi: il rosso e il bianco, è escluso il nero perché dall’autore è considerato la negazione dei colori stessi. Secondo Portal, il rosso rappresenta l’amore divino, mentre il bianco rappresenta la divina sapienza, da questi due qualità divine emana la creazione dell’universo ed è da questi due colori che vengono emanati tutti gli altri. Rosso e bianco rappresentano l’esistenza in sé, dove dominano l’amore e la volontà. Dai primi due colori vengono emanati il giallo ed il blu, che corrispondono, rispettivamente, alla rivelazione dell’amore e della sapienza di Dio, e alla manifestazione della sapienza di Dio attraverso lo spirito di verità. Giallo e blu rappresentano la manifestazione della vita, dove dominano l’intelligenza e la parola. Il verde, che è formato dall’unione di giallo e blu, indica la manifestazione dell’amore e della sapienza divini nell’azione: il verde è il terzo e l’ultimo grado delle emanazioni. Questi tre gradi corrispondono, nell’uomo, alla volontà, al ragionamento e all’azione e indicano, anche tre ordini di idee: la sfera della divinità, dove il colore appare nel raggio luminoso; il mondo spirituale, dove il colore appare nei corpi traslucidi; il grado naturale, dove i colori appaiono nei corpi opachi. Goethe ritiene che ci possono essere tre gradi di utilizzazione del colore: a livello allegorico il colore può essere impiegato come un segno, il cui significato è stato convenzionalmente codificato; a livello simbolico il colore è utilizzato in accordo con la sua natura, cioè a seconda dell’azione che esso esercita sull’animo dell’uomo (ad esempio il verde dà una sensazione di riposo, mentre il giallo ha un’azione stimolante…); al livello di utilizzo del colore, livello che Goethe definisce mistico, l’autore dice: «Poiché infatti lo schema nel quale è possibile rappresentare la molteplicità dei colori ci rinvia a rapporti originari, appartenenti all’intuizione umana non meno che alla natura, non vi è alcun dubbio che delle loro caratteristiche ci si possa servire in certo modo come di un linguaggio, allo scopo di esprimere appunto quei rapporti primigeni che non cadono sotto i sensi con altrettanta forza e varietà». R. Gilles sostiene che i colori nell’antichità avevano significati precisi e che il loro impiego era determinato da leggi rigorosamente applicate. L’arte religiosa presso diversi popoli prevedeva canoni fissi di rappresentazione, formale e coloristica, e l’innovazione poteva essere perseguibile (notizie sulla rigida regolamentazione dell’arte egizia si trovano in Platone, Leggi, II 656 e).. Anche la pittura di icone prevedeva regole precise, di rigida impostazione sia formale e sia esecutiva e tutti gli elementi che venivano usati per realizzare l’opera avevano forti valori simbolici. Gilles sostiene che la conoscenza intorno al simbolismo dei colori abbia iniziato ad indebolirsi sin dal XV, cadendo a poco a poco nell’oblio più completo.



 
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