Se tutte le cose partecipano dell’essenza divina allora tutte le cose che esistono fanno parte dell’ordine che la divinità, nel momento della creazione, ha imposto sul caos primordiale. Se tutte le cose e tutti i fenomeni rientrano in quest’ordine, in questo stesso ordine rientreranno anche i due aspetti che presenta la materia ordinata, cioè la forma e il colore. Forma e colore sono aspetti essenziali della realtà che esprimono: il primo l’aspetto «matematico» della realtà, il secondo, invece, esprime l’aspetto «sensuoso». Se la forma materiale può essere utilizzata come termine simbolico per riferirsi ai livelli superiori della realtà, allora anche il colore può essere utilizzato a questi fini, in quanto qualsiasi sia la realtà a cui ci si vuole riferire, comunque appartiene all’ordine della creazione. Uno dei simboli più importanti che allude alla comunicazione tra le realtà superiori e quelle inferiori, o all’unione tra il cielo e la terra è l’arcobaleno. Ad esso è stato dato questo senso da tutte le tradizioni. Nel libro della Genesi Dio dice a Noè: «Io pongo il mio arco nella nuvola, e servirà di segno del patto tra Me e la terra» (Genesi IX 11-17). Presso i Greci l’intermediaria tra gli dei e gli uomini era Iris, che era rappresentata dall’arcobaleno. In Egitto è Iside a intrattenere questo rapporto con i mortali, ed è attraverso la sua veste iridata che la dea riflette la luce di Osiride. L’arcobaleno è dunque il ponte celeste che unisce uomini e divinità, è il simbolo naturale del pontificato poiché il pontifex, che letteralmente significa «costruttore di ponti», è colui che adempie la funzione di mediatore tra questo mondo e i mondi superiori. E’ opinione comune che i colori che compongono l’arcobaleno sono sette: rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco e viola; ma è strano vedere in questa sequenza, composta dai colori primari rosso, giallo, blu, e dai secondari arancio, verde, viola, un colore come l’indaco, il quale non è altro che un’ennesima gradazione tra il blu e il viola. Questo inserimento fu probabilmente effettuato per portare il numero dei colori da sei a sette, che simbolicamente è un numero sacro e fausto. Il numero sette può rappresentare lo spazio formato dai punti cardinali con in più lo zenith, il nadir e naturalmente il centro stesso, da cui si dipartono le sei direzioni; il sette può rappresentare anche i periodi ciclici del tempo, dei quali il settimo è considerato una fase di ritorno al principio; sette sono i colori, ma se li consideriamo complementari a due a due, ne avremo soltanto sei, il settimo può non essere l’indaco, bensì il bianco, e quindi nel cerchio dell’iride è esso stesso che può essere considerato come il centro. Il bianco è il colore della luce e la luce bianca fu oggetto di osservazioni ed esperimenti.
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