|
Pagina 3 di 4
Il Reiki è, quindi, un tipo di energia che, applicato ad altra energia, ne interferisce il livello vibratorio, riequilibrandolo ed innalzandolo. Tutto qui. Ma poco romantico. Ed ecco allora in aiuto termini come la luce divina, l’energia di amore, il potere di guarigione… Perché, stando al nostro vocabolario, questi sono i termini correnti più appropriati per descrivere certe manifestazioni. Il rischio è che sembrano anche quelli più adatti per attrarre le menti semplicistiche ma, contemporaneamente allontanarne altre. Ne vale veramente ancora la pena? Non sarebbe il caso, per il Reiki, così come per altre discipline, iniziare a fare chiarezza e ordine, togliendosi di dosso quella patina di santità e autorità esoterica che fa presa solo sui più pigri e faciloni? Emblematica è pure la storia del Reiki, ancora oggi negata da molti, moltissimi, a cui, evidentemente, certi privilegi e accolite di seguaci fanno comodo, molto. Il Reiki, o reiji, venne “assembalto” e “riscoperto” in Giappone degli anni Venti da un medico generico di nome Mikao Usui che, nonostante la straordinaria campagna di disinformazione, risulta ormai difficile definire ancora ai giorni nostri come un “monaco cristiano”. Usui era scintoista semmai, appassionato di buddismo e sicuramente praticante e studioso. Non a caso fu proprio la sua passione per il buddismo esoterico a portarlo a scoprire e attivare il metodo che attualemente chiamiamo Reiki, sicuro retaggio di discipline più complesse e complete, non ancora chiaramente individuate. Eppure bastò meno di una decina d’anni dalla sua morte a confondere le acque e a costruire ad arte una leggenda su origine, utilizzo e insegnamento del metodo. Una leggenda che viene tenacemente propugnata ancora adesso, nonostante sia oramai storia la scoperta del manuale manoscritto di Usui, della Tomba di Usui, del Monastero in cui meditava e studiava (è sempre stato lì, da secoli...) e dei luoghi e delle ultime testimonianze di superstiti venuti a contatto con la scuolaclinica originaria di Usui. Ad oggi disponiamo delle tecniche originarie di Mikao Usui, le posizioni delle mani codificate da lui stesso, i suoi consigli e le sue meditazioni. Eppure, stranamente, in Occidente si preferisce credere alla leggenda, alle 21 posizioni rigide e codificate (Usui ne indica almeno 150), alle varie storielle colorate prive di alcun fondamento storico, geografico o culturale. Sembra quasi che noi uomini occidentali, farciti di scientismo e razionalismo, gongoliamo di fronte alla tentazione di interpretare la realtà in maniera diametralmente opposta, facendoci aiutare da draghi, angeli e grifoni. Troppo facile: non occorre essere un Harry Potter per vedere che sono le due faccie della stessa medaglia.
|