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Due o tre cose sul Reiki... PDF Stampa E-mail

E, svariando tra le discipline e i sentieri di ricerca non pare cambiare la situazione: nessuno sembra essere immune da quest’ansia di riduzione, semplificazione, categorizzazione iconografica e simbolica. Pensiamo al Reiki, ad esempio, come un momento esemplare di riduzione e trasformazione consumistica-semplicistica. Ancora oggi si vedono in giro volantini, conferenze, libri e volumetti con affascinanti immagini di fulmini e saette, angeli alati e cieli illuminati da creature amorevoli. Così come si incontrano e si ascoltano persone, anche in buona fede, esaltanti la straordinaria capacità di guarigione e di amore svipluppata già con il primo livello. E, allo stesso tempo, ci si sente chiedere quale riconoscimento verrà dato al “diploma” e quando si potrà esercitare l’”arte della terapia”, dopo che non è passato neanche il tempo di rimettersi le scarpe a fine seminario (se non addirittura prima di cominciare...). Ma come, verrebbe da chiedersi, possibile che sia così difficile capire che un percorso spirituale, qualsiasi percorso spirituale, debba essere intrapreso solo e unicamente per un supremo atto di egoismo, quello di gurarire, maturare, crescere o illuminare Sè stessi, prima ancora di qualunque altro??? E’ così difficile per l’uomo moderno ammettere le poprie debolezze e le proprie disperate necessità interiori pirma di rivolgersi all’altro, umano o divino che sia? Possibile che per iniziare un percorso di crescita ci sia sempre la necessità di affidarsi agli angeli, alle luci e alle voci? Quanto tempo passerà prima che i giovani ricercatori del nuovo millennio accettino la straordinaria grandezza e, allo stesso tempo l’infinita miseria della natura umana? Perché, facile e troppo banale ricordarlo, tutto quello che cerchiamo è già dentro di noi. Noi impiegati, commessi, commercianti, notai, avvocati e casalinghe. Forse poco esotico, poco “esoterico”, poco scenografico e New Age ma, terribilmente, vero. Così come troppo poco coreografico ammettere alcune verità oramai incontrovertibili e riconosciute dalla scienza, dalla fisica, dalla matematica e dalla medicina moderne. Troppo poco folcloristico ritornare “sui banchi di scuola” a sforzarsi di unificare le correnti di pensiero nel tentativo di cogliere, sia pure limitatamente alle proprie conoscenze e predilezioni specifiche, una sintesi significativa e funzionante dell’evoluzione teoretica umana. Forse meglio affidarsi ad altri, soprattutto se eterei e invisibili... In natura, almeno per quanto ci è dato di percepire e supporre, tutto è energia. La luce, il sole, la luna, il vento, l’albero, il muro di mattoni, questo foglio di carta, chi lo legge e chi ci scrive, tutto è energia. Cambia solamente il livello vibrazionale, la qualità, il tipo di energia o come si desideri chiamarla. Perché, forse, proprio qui sta il nocciolo della questione: la mente umana e, di conseguenza, il nostro vocabolario, non è in grado di distinguere e definire i vari livelli di energia se non chiamandoli vento, albero, muro, angeli, diavoli, carta e quant’altro. E il Reiki è un livello di energia. Un livello di vibrazione molto alto, o sottile, o puro. E quando viene applicato a gradi diversi, o più bassi, o meno sottili, genera una trasformazione, un riequilibrio che può portare a trasformazioni che verranno via via definite fisiche, psichiche, emozionali (di nuovo il nostro vocabolario limitato…).



 
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