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Africa: Conversazioni con gli Dei PDF Stampa E-mail

di Maria Luisa Coppa (tratto da BioGuida n.14 Autunno 2006)

 

 

L’uomo entra nella foresta. Gli ultimi raggi del giorno scivolano dolcemente sugli altissimi tronchi e illuminano a tratti fogliame e radure. Egli cammina fino a che il suo cuore gli dice: è qui, questo cespuglio è il tuo. Nel crepuscolo la foresta è silenziosa, è l’ora propizia per la conversazione con gli dei, invisibili ma sempre presenti, forze soprannaturali e immateriali ma molto potenti, che il suo creatore ha stabilito in un luogo fisso dove egli le ritroverà in ogni momento perché li unisce un patto segreto. L’uomo diventa il proprietario di questa forza soprannaturale ma questa ha il dovere di proteggere l’uomo. L’uomo in cambio offrirà doni e sacrifici, un patto d’interdipendenza, segreto, che si trasmetterà ai discendenti del suo lignaggio di generazione in generazione. Egli stesso dopo la morte entrerà a far parte dell’universo mitologico, un intercessore, e riceverà onori e doni e a lui saranno dedicati i riti e le liturgie sacre. Ma intanto ora egli organizzerà cerimonie, danze, verranno usate quelle tali erbe e foglie medicinali, quelle del cespuglio che nasconde la forza misteriosa che detiene il potere e la vitalità. Ogni foglia è dotata di una precisa virtù, c’è la foglia della gloria, quella della gioia, della fortuna, della felicità, della fecondità, della pace, della longevità, della freschezza, della morbidezza, del coraggio…ma c’è pure la foglia della povertà, della malattia, dell’insonnia, dell’angoscia, della miseria, dell’indiscrezione, dell’ingiuria… Le foglie vengono triturate… C’è però una distinzione tra la foglia tangibile e la sua qualità intrinseca, l’essenza interna, perché l’uso di queste foglie e radici rinforza il potere psichico e agisce per il tramite dell’uomo. Può guarire o distruggere proteggere o nuocere. Non bisogna però fraintendere il significato di queste cerimonie e di queste credenze. L’Africano si rivolge a un essere spirituale, a un dio o a un antenato ancestrale ai quali può però accostarsi solo attraverso un oggetto materiale, che diventa semplicemente un mezzo per creare il contatto. Perché, ogni uomo nasce, vive e muore secondo regole tanto semplici quanto immutabili, senza mai uscire dal perpetuo movimento ciclico che collega i due poli ontologici - quello dei viventi e quello dei morti, del visibile o sensoriale e del soprannaturale, metafisico, divino. Da sempre ogni uomo si chiede l’eterno perché, soprattutto il senso della sua esistenza e il suo posto in questo universo. Si pone la domanda fondamentale, di dio, che rappresenta l’invisibile, la Forza, diffusa, insondabile ma sempre pericolosa, perché onnipotente. All’origine dunque, la maggior parte delle religioni tradizionali africane parlano di un dio unico e responsabile di tutta la creazione, che a seconda della tradizione ha agito e si è manifestato in differenti maniere. Potremmo definirlo monoteismo primitivo.



 
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