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Quando in una famiglia uno dei componenti cambia modo di respirare e quindi di parlare e di muoversi, gli altri non possono fare a meno di accorgersene (anche se non lo ammettono). La respirazione profonda e tranquilla manda un messaggio non verbale agli altri componenti: potete smettere di difendervi o di rispondere aggredendo; l’altro è percepito come poco o niente offensivo nel tono della voce o nei gesti e questo diventa chiaro, anche se non immediatamente, a tutti. La dolcezza che si instaura nella comunicazione non viene percepita come debolezza ma come forza, purché la respirazione non segnali alterazioni o improvvise debolezze. Gli spettatori del teatro di prosa conoscono questo effetto di partecipazione: alla fine dello spettacolo, l’emozione collettiva, nella partecipazione a quanto è avvenuto sul palcoscenico, mette in comunicazione persone che altrimenti non si sarebbero parlate mai. Mi piace aprire qui una parentesi su come diventiamo rigidi e, in parte, insensibili. In ciò mi aiuta A. Lowen: “E’un principio bioenergetico fondamentale che si perda il contatto con la parte del corpo in cui esiste una tensione muscolare cronica. Il corpo rigido diminuisce la sensibilità della persona e diventa sempre più simile ad una macchina. Al tempo stesso l’attività cerebrale aumenta e il senso del Sè comincia a essere basato sui soli processi mentali: il corpo diventa poco più di un apparato per il trasporto della testa e la messa in atto dei suoi pensieri. Nelle persone di questo tipo non c’è molta vita e neppure molta spiritualità.” (Alexander Lowen: “La spiritualità del corpo” ). Quando in una carezza prevale l’intenzione mentale, essa si trasforma in un gesto meccanico, in un gesto senza calore, più simile ad un massaggio professionale. Altrettanto accade se in un rapporto amoroso l’ansia di prestazione prevale sulla condivisione delle emozioni: il risultato può precipitare verso il fallimento o verso qualcosa di superficiale e di poco soddisfacente. Ci dice ancora Lowen in “Amore e orgasmo” : “Solo i movimenti sessuali involontari fanno partecipare al piacere tutto il corpo. I movimenti volontari sono per natura soggetti al controllo dell’ego.” La somiglianza tra l’atto del cantare e quello di fare all’amore sta proprio nella liberazione consapevole dei gesti muscolari e della respirazione profonda. Sarà il corpo a lasciarsi muovere, mentre la mente sarà quasi una spettatrice. Chi, per lungo tempo trattiene le emozioni con un blocco a livello diaframmatico conosce l’esperienza liberatoria che avviene attraverso il pianto. L’attore utilizza questo processo sulla scena per portarsi sulla soglia del pianto e lasciarsi andare, movendo il diaframma con il respiro sonoro e collegandosi ai propri ricordi di sofferenza. La voce e la sessualità sbocciano alla maturità quasi contemporaneamente; purtroppo questa maturazione molte volte risulta incompleta: in moltissimi casi la voce, invece di manifestare la sessualità, la copre con una maschera. Troviamo voci maschili in corpi femminili ma anche voci di bambina in corpi femminili adulti; contemporaneamente sull’altro versante troviamo voci femminili in corpi maschili, con tutte le sfumature intermedie ad indicare perturbazioni avvenute nel periodo della muta di voce ed anche prima.
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