|
Pagina 1 di 4 di Paolo Loss (tratto da BioGuida n.11 Inverno 2005/2006)
“L’uomo è un essere pensante, ma le sue grandi opere vengono compiute quando non calcola e non pensa. Dobbiamo ridiventare come bambini attraverso lunghi anni di esercizio nell’arte di dimenticare se stessi. Quando questo è raggiunto l’uomo pensa e non pensa.” ... Chissà se lo studioso dello Zen, Daisetz T. Suzuki nel maggio del 1953, mentre scriveva l’introduzione al libro Lo Zen e il tiro con l’arco (vedi recensione in BioGuida n° 10) di Eugen Herrigel, da cui sono tratte le due frasi precedenti, pensava alle possibili applicazioni di questi millenari principi. Sicuramente gli studi attuali su respiro, meditazione, canto ma anche vita consapevole, autocontrollo, rapporti interpersonali, vita di coppia, ecc. trovano nei principi di vita legati alla pratica dello Zen una spinta di crescita e di approfondimento veramente interessanti. Da quando su un testo dedicato al canto ho trovato dei riferimenti espliciti allo zen, alle sue tecniche respiratorie ed allo stile di vita consapevole che esso propone, mi si è aperta una strada di ricerca ed una curiosità sulle possibili applicazioni di questo metodo nelle più imprevedibili esperienze di vita. In un secondo momento mi sono parsi evidenti dei collegamenti tra segmenti di vita apparentemente lontani e scollegati tra loro quali il canto o la parola, il gestire un rapporto affettivo, essere padre o madre o insegnante, perché ogni situazione mi rimandava ad un gesto respiratorio, ad una buona verticalità nella postura, ad un abbandonare tensioni e paure nel confrontarmi con gli altri. Sempre più mi parve che un buon rapporto con gli altri, che non fosse basato sull’incutere paura, doveva iniziare dallo snidare la paura stessa, di non raggiungere un risultato, che si nasconde dentro di noi. Il collegamento tra respiro e gesto, essenziale nel tiro con l’arco, è altrettanto importante nel canto come in qualsiasi azione dove il respiro libero è la base energetica dalla quale nasce il movimento. Il respiro vissuto in modo completo permette il raggiungimento di un obiettivo, al di qua di ogni coinvolgimento mentale, sia esso un suono corretto, un sincero gesto di affetto o un rapporto amoroso completo. L’esperienza del professor Herrigel nello studio del tiro con l’arco ebbe una lieta conclusione dopo quasi cinque anni, ma solo al prezzo di distaccarsi dall’attendere qualche risultato, al prezzo di abbandonare ogni aspettativa che mirasse ad ottenere un risultato purché fosse. Il Maestro, quando lo vedeva inorgoglirsi o scoraggiarsi lo ammoniva: ”Dei colpi cattivi non deve irritarsi, questo lo sa da un pezzo. Impari anche a non rallegrarsi di quelli buoni. Lei deve liberarsi dell’altalena del piacere e del dispiacere. Deve imparare a starne al disopra con distacco e indifferenza e, perciò, a rallegrarsi come se un altro e non lei avesse tirato bene.”
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 Pross. > Fine >> |