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Nel frattempo il cambiamento delle abitudini di lavoro faceva sparire il canto durante la fatica all’aria aperta o sulla strada del ritorno. Tra le cause della sparizione del cantare in coro, in modo spontaneo giudicherei non ultima la trasformazione radicale del genere musicale della canzonetta, dal gusto melodico degli anni ’40 e ’50, alle canzonette dei primi urlatori. Le canzonette diventavano sempre più solistiche e sempre meno corali. Restano forse solo i cori dello stadio e poco altro. Il canto investe la sfera privata per problemi riguardanti la salute, sia fisica che psichica, che approfondiremo ma investe anche la sfera sociale perché il cantare comprende il dare ed il ricevere, non c’è canto senza ascolto, non c’è canto senza dono, e dal dialogo con gli ascoltatori nasce un doppio effetto: vibra il corpo dell’ascoltatore che gode e si prepara ad un ascolto migliorato; dall’ascoltatore che gode parte un messaggio verso il cantante che ne riceve un profondo aiuto. Si apre, in questo modo, un circuito benefico. Che il circuito esista ne da testimonianza Franco Panizzon in "Medico e bambino" (05/97) e parla esplicitamente di un circuito del piacere nel quale le endorfine rinforzano sia l’euforia del buon samaritano (o dell’artista) che quella del maratoneta (dell’esercizio fisico). In questo circuito entra l’azione del cantante che dà e riceve piacere. In queste notizie si apre una risposta alle numerose domande che ci eravamo posti prima su qual’è lo scopo del canto: il piacere e quindi la crescita individuale e sociale. Se vogliamo trovare una strada del piacere veramente profonda per gli effetti che produce, dobbiamo rivolgerci alla voce e mettere da parte la leggenda che ci siano persone negate per il canto. La strada è aperta: il respiro, la postura e la corretta risonanza sono i passi essenziali, offerti a tutti, per riprendere contatto con questa parte profonda ma sconosciuta di noi stessi.
Bibliografia:
Alfred Tomatis, "La notte uterina", ed. Red.
Joachim-Ernst Berendt, "Il terzo orecchio", ed. Red.
Serge Wilfart, "Il canto dell’essere", ed. Servitium.
Annick de Souzenelle, Jean Mouttapa, "Nel cuore del corpo la parola", ed. Servitium.
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