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Pagina 1 di 5 di Paolo Loss (tratto da BioGuida n. 6 Autunno 2004)
Viaggi nei segreti della voce cantata
In un percorso di conoscenza che abbia la voce come oggetto principale di ricerca è di primaria importanza parlare della voce cantata. Tuttavia parlare del canto è come iniziare un viaggio di cui si conosce il punto di arrivo ma non il punto di partenza e la strada attraverso la quale avviarsi in questo caso può sembrare un’intricata foresta.. Sappiamo che l’uomo canta ma non sappiamo per quale motivi profondi, né attraverso quali strade si muova l’energia del canto per uscire in forma di suono. Qual è il primo e quale l’ultimo impulso che ci spinge a cantare? Suggerisco una strada di ricerca che ci permetta di analizzare le sensazioni che precedono lo sgorgare del canto dalla nostra gola: la percezione di morbidezza del bacino ottenuta dal buon respiro o dall’esercizio fisico; la vibrazione sottile e continua della spina dorsale sollecitata dalla respirazione profonda; ma anche il ritmo di un gesto ripetuto che, ricordando le sensazioni prenatali, voglia rinforzarne l’effetto con il canto. Oppure sono le sensazioni fisiche del momento che vanno a snidare un ricordo specifico mettendo in evidenza il legame tra ritmo e melodia. Certamente una volta trovata la strada del suono è difficile staccarsene: chi ha cantato in un coro sa quanto sia difficile staccarsi dalla abitudine delle prove settimanali e dal piacere dei concerti, i monaci che del canto hanno fatto preghiera non possono smettere di farlo senza accusare seri disturbi di salute; anche dall’esperienza più banale sappiamo quanto il canto metta radici profonde nel nostro corpo, infatti, quando entrano in testa un motivo o una canzonetta, il loro ricordo ci perseguita anche per ore. Ma potrebbe portare a felici scoperte anche la ricerca sulla strada del nostro essere stati animali, prima che uomini, nel percorso evolutivo; e allora il canto (il suono) potrebbe rivelare in noi il disagio o la paura del pericolo, oppure il desiderio di occupare uno spazio vitale e tenerlo libero da altre presenze, oppure ancora l’impulso di segnalare la nostra presenza sessuale ad eventuali partners presenti nella zona (ricordate le serenate o il fischio come elogio di bellezza?). Perché chiedersi che cos’è il canto senza sapere se oggi si canta, se, ancora ai nostri giorni, il piacere del cantare da soli o in compagnia caratterizza le giornate e il lavoro e la fatica?
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