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Pagina 1 di 5 di Paolo Loss (tratto da BioGuida n.15 Inverno 2006/2007)
Come un albero da frutta messo a dimora in un terreno nuovo, non dà frutto se prima non ha fatto affondare nella terra le sue radici, così ogni crescita individuale non progredisce e non porta frutto, se prima non sono state gettate le fondamenta del lavoro e non sono state fatte crescere in profondità le radici dalle quali la pianta, cioè la persona, trarrà il suo nutrimento. Quali sono le radici di una voce matura, dotata delle qualità di sonorità, chiarezza, persuasività e gradevolezza? Da dove la voce trae il suo nutrimento? Per iniziare voglio far chiarezza sul fatto che la nostra voce può sia migliorare che peggiorare; questo può avvenire non solo se siamo raffreddati ma soprattutto quando le circostanze della vita con le sue esperienze ci danno o ci tolgono energia. La voce di un giovane reduce da un incontro amoroso, felice, è ben diversa da quella dello stesso giovane, dopo un esame universitario finito male, o dopo un’altra esperienza negativa. Se le esperienze positive o quelle negative si ripetono è facile che gli effetti sulla voce si fissino come frutto di situazioni emotive ricorrenti. C’è chi, per esempio ha una voce attraente e seducente, che usa con sufficiente consapevolezza nel colloquio familiare e professionale, ma quando la sua voce deve salire di tono per farsi sentire o per manifestare forza e convinzione, diventa stridula e rassomiglia ad un grido trattenuto e senza forza; il messaggio sonoro che questa voce fa passare rasenta la disperazione e l’ascoltatore ne resta perplesso. A volte, quando desidera una risposta positiva da parte dei suoi ascoltatori o ne teme una negativa, nelle sue parole si intuisce un velo di commozione e di pianto.
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