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La Voce Specchio dell'Anima PDF Stampa E-mail

L’ingresso delle lingue locali nella liturgia, negli anni ’60 del Novecento, spinge il Canto Gregoriano fuori dalle chiese; ma l’amore e la nostalgia di molti per questa altissima eredità artistica e storica ne hanno mantenuto vivo il ricordo e la pratica, grazie anche agli studi appassionati di tanti ricercatori e alle esecuzioni di numerosi cori, a cominciare da quelli dei monasteri benedettini. I monaci benedettini, sulla base dei loro studi filologici e semiologici, hanno potuto ricostruire con buona approssimazione anche uno stile di canto, divenendone in breve tempo un modello con cui confrontarsi. Sulla base dello studio e dell’ascolto di questo canto gregoriano ricostruito, alcuni studiosi del fenomeno canto hanno formulato teorie molto interessanti, Marius Schneider, per quanto riguarda l’origine e lo scopo del canto in assoluto e di quello religioso in particolare: dom Joseph Gajard per quanto riguarda lo scopo della preghiera cantata:, Alfred Tomatis per quanto riguarda la funzione terapeutica dell’ascolto del canto gregoriano, ripreso, poi, e commentato da J. Goldman e Serge Wilfart sul rapporto tra ben cantare gregoriano e suoi effetti sulla salute. Marius Schneider, musicologo tedesco (1903 - 1982), ha dedicato i suoi studi iniziali alla comparazione tra la polifonia extraeuropea e quella europea medievale dedicandosi, poi, allo studio dell’origine delle tradizioni popolari, alla ricostruzione delle antiche cosmogonie e alla ricerca delle relazioni esistenti tra l’architettura medievale e la musica. Nella sua opera, Il significato della musica, egli dedica un intero capitolo (pagg. 183 – 204) a Il Canto Gregoriano e la voce umana. Fin dall’inizio prende le mosse da un’illuminante definizione del Canto Gregoriano: “Il canto gregoriano è una forma di orazione, pertanto la sua essenza non si può cogliere per un tramite puramente musicale ma soltanto attraverso la pratica stessa dell’orazione. Esso occupa un termine medio tra la lettera pronunciata della preghiera e la pura contemplazione mistica, poiché si basa su parole concrete il cui senso logico sottende in certi casi ed in altri amplifica fino ai confini del pensiero iperlogico.” Poco più avanti nota: “All’opposto della musica romantica, ...il canto gregoriano ha una castità ed un carattere (per la concezione musicale moderna) troppo riservato.” … ”La forza espressiva del Canto Gregoriano non si afferma col parossismo, ma con la sobrietà, la sincerità, la cortesia e la castità delle sue formule.” A proposito dello scopo del canto religioso ed in particolare del canto gregoriano egli fa alcune dovute distinzioni: “Ci sono canti rituali con gridi di fiere e voci alte, i cui ritmi progressivamente accelerati creano nel cantore uno stato di estasi violenta;…ce ne sono altri, di pura magia, i quali mediante un canto monotono e percotente pretendono di esercitare un’influenza diretta sugli dei e sulle forze della natura.” …”Il canto gregoriano non ha queste pretese di potenza: chiama Dio addormentato (Exsurge, quare obdormis Domine? - Destati, perché dormi, o Signore?), però col dovuto rispetto. Sa perfettamente che tutto dipende dalla grazia divina e pertanto non tenta con la sua supplica di esercitare una violenza.”



 
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