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Pagina 1 di 4 di Paolo Loss (tratto da BioGuida n.4 Primavera 2004)
Ognuno di noi ha un certo rapporto con la propria voce. Con la nostra voce ci identifichiamo oppure no, viviamo in pace con essa oppure è presente nella nostra giornata come un pungolo o un problema. In pace o in guerra, la nostra voce ci segnala in continuazione quale è la consistenza delle nostre emozioni e in fondo comprendiamo, attraverso l’auto-ascolto, di quali emozioni siamo preda. Ci adattiamo alle varie situazioni emotive attraverso la percezione che di esse ci da l’ascolto della stessa voce, l’ascolto del nostro corpo. L’ascolto dei suoni è stato una delle primissime esperienze della nostra esistenza, ancora durante la nostra vita intra-uterina, nel grembo di nostra madre. L’ascolto fa parte dei controlli (a volte nevrotici) che facciamo per sentirci tranquilli. Imparando ad ascoltarci in modo nuovo attingeremo ad una fonte molto ampia di informazioni su moltissimi aspetti della nostra vita quali la salute, i rapporti con gli altri, le variazione emotive. Attraverso l’ascolto della nostra voce impareremo a vivere in modo più consapevole e a non “lasciarci vivere”. Durante una giornata tipo quali sono i momenti e le circostanze in cui posso dire, sì, mi sto occupando della mia voce? Oppure, sono proprio convinto che della mia voce non mi preoccupo affatto? In questo caso, se non mi occupo o preoccupo della mia voce, forse faccio caso o mi preoccupo di quella degli altri? Dovrò convenire che in un modo o nell'altro, la voce, o la mia o quella degli altri costituisce un costante punto di riferimento nella mia giornata. Gli argomenti e gli esempi che seguiranno ci aiuteranno a farcene un'idea. Al mattino, quando uso la voce per la prima volta, ho la sensazione che durante la notte sia successo qualcosa. Una delle prime sensazioni è quella di parlare molto più in basso del solito, come se avessi la voce raffreddata. Se il risveglio è avvenuto con una telefonata, l'interlocutore mi chiederà: scusami ti ho svegliato? La mia voce mi sta tradendo. Oppure sarò io stesso a scusarmi della voce che non esce e dirò: scusa sai mi sono appena alzato, non ho avuto occasione di parlare ancora. Che cosa è successo alla mia voce durante la notte?
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