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Nel caso della voce, visto che le componenti del suono risiedono tutte nel nostro corpo, l’idea di non poter cambiare è tanto radicata che una proposta di lavorare per trovare una nuova voce, o la nostra vera voce, ci fa sorridere. Ma qui, più che altrove, vale il proverbio “finché c’è vita c’è speranza”. Perché, nel momento in cui diciamo di non poter cambiare, annunciamo la nostra morte come già avvenuta. Ken Dychtwald, in "Psicosoma" (pagg.92–93), racconta la sua esperienza di terapeuta nella seconda metà degli anni settanta, con alcuni ultra sessantacinquenni, nell’ambito del progetto SAGE (Senior Actualization and Growth Explorations / Esplorazioni di Realizzazione e di Crescita degli Anziani) e descrive il risveglio delle emozioni e la rinascita di comportamenti, sopiti o dimenticati, attraverso il lavoro sul corpo. La dottoressa Laura Bertelè ne Il linguaggio emozionale del corpo, descrive i numerosi progressi del lavoro sul corpo e sulla voce in persone con gravi problemi di scoliosi progressive, altrimenti condannate ad una vita d’ infermità, d’ incomunicabilità e di estrema sofferenza. Alle sue esperienze si possono accostare anche quelle personali, sebbene differenti: ho in continuazione vicino persone con più di sessanta anni, che non avevano mai cantato prima, divenute in grado di trovare nel loro corpo uno spazio sonoro ed uno slancio emotivo insospettabili. Se soltanto sapessimo quante cose ci dice la nostra voce e quante possibilità sono racchiuse nel nostro corpo!
Da dove cominciare…
Il primo lavoro da fare è quello di rendersi conto che parliamo in tanti modi e con tante voci, il secondo è quello di ascoltare e riconoscere le nostre molte voci, il terzo di capire quando passiamo da una voce all’altra: abbiamo una voce diversa al mattino, appena alzati, perché la respirazione e i muscoli sono rilassati, parliamo in modo diverso dopo una fatica fisica, perdiamo il controllo della voce nei momenti d’ira o non riusciamo ad esprimerci quando la commozione ci assale e le lacrime sgorgano dai nostri occhi; non riusciamo ad esprimerci ad alta voce davanti ad un temibile superiore; parliamo con voce suadente se dobbiamo chiedere qualcosa che ci interessa molto. Ma ci sono pure persone che non possono parlare a voce alta e nel farlo diventano afone per lo sforzo, oppure persone che non possono parlare piano, o perché sorde o perché non riescono a superare le rigidità del loro apparato fonatorio e della struttura respiratoria. Anche il fumatore abituale è spettatore, talvolta inconsapevole, di cambiamenti nella sua voce: se si fa attenzione a ciò che succede nella voce del fumatore immediatamente prima dell’accensione di una sigaretta, ci si accorge che sta riducendo la sua respirazione (il suo petto si contrae, le spalle si alzano, il suo incarnato tende al pallore) e sta affrettando il suo parlare, con un evidente sbiancamento della voce, con tremolii e balbettii e che, dopo le prime boccate si rilassa, fa dei respiri più profondi, la voce riprende un po’ di colore e di ritmo; anche se il miglioramento ottenuto dura poco, fino ad una “nuova” crisi che necessariamente finirà nell’accensione di una “nuova” sigaretta. Questi segnali sono semplici segnali del corpo del fumatore al suo inconsapevole padrone. Per poter cambiare, ognuno deve saper ascoltare sé stesso nel momento in cui cambia voce, per capire cosa stia facendo e che cosa stia succedendo. Nel corso delle giornate si recitano diversi ruoli con voci diverse: si è mariti/mogli (teneri o arrabbiati), figli/figlie (distratti, interessati, scocciati…), padri/madri (affettuosi o rigidi), direttori o dipendenti, insegnanti o allievi, in ogni caso cambiando ruolo cambia la voce perché il corpo si atteggia in modi differenti per vivere ed esprimere le sue emozioni e le sue identificazioni. Negli ultimi istanti, prima di cambiare voce avviene qualcosa nel nostro corpo ed in quei pochi secondi sta chiuso il segreto del rapporto che abbiamo con la nostra voce e le nostre emozioni. Una contrazione muscolare, un cambiamento nella respirazione, uno spostamento nell’equilibrio agiscono immediatamente sulla nostra voce; agli altri, questi cambiamenti risultano spesso inaccettabili, danno l’impressione di maschere vocali e di insincerità; purtroppo noi stessi siamo i primi a non riconoscere questi cambiamenti e a nascondere le nostre intenzioni più vere e profonde.
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