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La Voce che Guarisce PDF Stampa E-mail

di Paolo Loss (tratto da Bioguida n.10 Autunno 2005)


Quando si affronta un argomento nuovo, riguardante l’uso della voce, per renderlo più facile da spiegare e da capire può essere utile farsi aiutare da qualche esperienza concreta. Ho lavorato, come cantante, per 25 anni nel Coro di un Ente Lirico; in qualche centinaio di sere all’anno succedeva che la fine dello spettacolo coincidesse con un intervento vocale abbastanza lungo ed impegnativo. Immancabilmente, mentre salivamo le scale che ci portavano alla sala dove ci saremmo tolti i costumi, avveniva che molti dei coristi, miei colleghi, riprendessero a cantare quanto avevano appena finito di eseguire in palcoscenico. Mi sono chiesto tante volte perché questo avvenisse, nonostante la comprensibile fatica del lavoro giornaliero. La prima risposta era che il piacere ottenuto nel corso del lavoro ci spingeva a ricercare le circostanze che l’avevano prodotto e quindi riprendevamo a cantare; oggi, con un bagaglio di più ampie esperienze, mi pare di poterne dare una seconda affermando che il nostro corpo si comportava come una pila che, mentre dà energia, trova il modo di ricaricarsi, rendendo così più leggero il lavoro e meno pesante la fatica, facendoci ritrovare immediatamente le risorse fisiche per riprendere a cantare. Il canto così si mostra una splendida terapia contro la fatica. Il mito e la storia, da tempi lontanissimi, ci raccontano che l’uomo ha usato il canto ed il suono in funzione terapeutica, eccone alcuni esempi. Orfeo, figlio della musa Calliope e del dio Apollo, cantore e suonatore di lira, con la sua musica muoveva gli alberi e le pietre; affascinava ed ammansiva le fiere selvatiche; persino i mostri infernali Cerbero e Caronte si tranquillizzavano al suono del suo canto, quando egli si era recato in quei terribili luoghi per liberare Euridice, sua moglie, morta per il morso di un serpente.



 
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