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La danza della Voce e dell'Ascolto |
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Se ascoltiamo a lungo una voce velata dalla raucedine siamo tentati di tossire per liberare la nostra gola; lo stesso fenomeno avviene quando ascoltiamo un cantante che sforza e dopo un po’ sentiamo la nostra gola affaticata. Possiamo chiederci dunque quanto sia condizionato il nostro orecchio e come ne risulti impedita la nostra voce dall’ambiente sonoro in cui viviamo. Il mondo contemporaneo, con il suo eccedere in rumori di altissimo livello, ad esempio i rumori del traffico nelle grandi città o l’ascolto della musica ad alto volume in cuffia da parte dei ragazzi, ha una grossa responsabilità nei confronti del nostro orecchio e perciò della nostra voce. Ci possiamo chiedere se anche alcuni dei problemi di comunicazione interpersonale (leggi: incomprensioni) vadano interpretati come risultanti di una serie di ascolti disturbati e disturbanti. Questo osservazioni preliminari inducono a ricercare, nell’ambito dell’ascolto, una strada per ottenere migliori risultati ed ottimizzare alcune prestazioni ad esso connesse. Tra queste senz’altro la capacità di porre attenzione e quella di ottenere attenzione da parte degli interlocutori; come pure quella di diminuire i danni derivanti dallo stress acustico e quella di trovare spazi per un dialogo più profondo con noi stessi e con gli altri. Purtroppo la nostra società è diventata la palestra in cui si allena soltanto la vista e non invece l’udito. Per renderci conto di quante cose ci priviamo privilegiando l’occhio rispetto all’orecchio, entriamo nel mondo dell’ascolto e paragoniamolo a quello della vista.
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