|
Pagina 2 di 4
Le rigidità che ci impediscono l’ascolto possono essere occasionali ma anche strutturali, nate cioè da lunghe abitudini scorrette e formatesi per atteggiamenti di difesa, somatizzati nella muscolatura. Sono atteggiamenti occasionali le braccia e le gambe incrociate, la schiena non ben eretta; sono atteggiamenti difficilmente rimediabili (senza aiuto) quelli di cui non siamo consapevoli, quali la postura del bacino o delle spalle o la scarsa mobilità delle anche. Un buon ascolto, dunque, può essere impedito da una situazione psicofisica disturbata e sofferente. Questa è soltanto una delle cause di un mancato ascolto e di una mancata comprensione; lo stesso corpo da cui parte la comunicazione e cioè la voce che ci sta comunicando qualcosa può avere, a sua volta, dentro di sé, i germi della noia e dell’affaticamento: ne sono segno una scarsa sonorità, un’emissione acuta e forzata, un respiro corto e affannato. Gianna Giuliani, psicologa romana, nel suo prezioso libretto “La voce, l’ascolto. Ricerca per una psicologia della voce”, nell’affrontare uno dei capitoli dedicati all’ascolto inizia con un’affermazione che ci richiama direttamente alle grandi profondità dei nostri bisogni fondamentali: “La voce non ha senso se non c’è qualcuno che la ascolta”. Il peso energetico che noi poniamo nel metterci in contatto con qualcuno, per rivolgergli la parola, è tanto forte che, se non troviamo attenzione, la delusione che proviamo è tanto forte da trasformarsi immediatamente in ira e rabbia. Segno che il bisogno dell’ascolto è veramente fortissimo. La stessa Gianna Giuliani, poco più avanti, fa notare che, purtroppo: ” Nella nostra società c’è la tendenza ad equiparare il parlare con la supremazia e il potere e, di conseguenza, a considerare l’ascolto come segno di debolezza e apatia”. Chi non vuole o non può mostrarsi debole e accondiscendente manifesta il suo atteggiamento facendo resistenza passiva nel non mettersi in ascolto o, parlando in contemporanea, impedisce di fatto che la comunicazione avvenga. Troppi parlano e troppo pochi ascoltano,e proprio per questo motivo “aumenta sempre di più il bisogno di essere ascoltati, di manifestare con la voce la nostra soggettività, il nostro essere al mondo”.
|