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L'Ascolto è la Casa del Cuore |
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Pagina 1 di 4 di Paolo Loss (tratto da BioGuida n.12 Primavera 2006)
“Ma perché non mi ascolti?” Molte volte mi sono sentito rivolgere questa domanda ed ogni volta ho tentato di rispondere arrampicandomi sugli specchi motivando, cioè, la mia distrazione con la prima risposta che mi affiorava sulla punta della lingua: “Scusa, mi sono distratto”. “ho una preoccupazione che mi tormenta”. “sono stanco…” ed altro. Ma la vera risposta non riusciva a passare: “Mi da fastidio quello che dici, mi da fastidio il modo in cui me lo dici e quindi tolgo l’audio”. Nella maggior parte dei casi, finito il bisticcio, lascio perdere l’argomento e, fino alla volta successiva non ci penso più, con gravi conseguenze sullo stato di salute della mia mucosa gastrica e della mia gola. L’argomento, così presentato, sembra circoscriversi ai fatti quotidiani della vita familiare, senza risvolti più ampi, ma a ben pensarci esso è presente in molte circostanze della vita sociale. E’ esperienza comune degli insegnanti accorgersi dello sguardo vuoto dei loro alunni che si difendono dalla noia dell’ascolto fuggendo nel mondo dei loro sogni. E’ un fatto quasi quotidiano non seguire le parole del telegiornale attratti dalle immagini dello schermo o annebbiati dal sonno che grava sulle nostre palpebre. E’ ancora esperienza ricorrente uscire da una conferenza o da un fervorino religioso e non saper cosa rispondere a chi ci chiede: “Cosa hanno detto?” Che cosa avviene nel nostro ascolto da farci perdere la capacità di concentrazione e per quale motivo certe voci non si fanno ascoltare? Non è una novità che “chi” ascolta deve essere comodo per poter seguire “l’insegnante”; già S. Agostino, nel suo "Decatechizandis rudibus" consigliava di far sedere i contadini stanchi che venivano alla lezione alla fine della giornata di lavoro. La posizione del corpo, sia di chi insegna che di chi ascolta, è fondamentale per una buona comunicazione ed un buon ascolto. Chi ascolta, preoccupato e rigido, un oratore altrettanto preoccupato e rigido, a stento riesce ad afferrare il significato materiale delle parole che gli vengono rivolte. Chi è seduto su uno scranno duro e scomodo dedicherà la sua attenzione e il suo pensiero a desiderare un sedile più morbido e non ascolterà le parole di chi gli si rivolge. Soltanto un ascoltatore rilassato e disponibile ed un oratore tranquillo e non preoccupato riusciranno ad entrare in sintonia ed il messaggio tra i due passerà, portando il suo frutto.
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