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Il Suono del Silenzio PDF Stampa E-mail
VIVERE CON LA GENTE
  
Spostiamo ora l'attenzione verso il rumore che ci viene dal contatto con le persone. Le città in cui viviamo sono ambienti poco sani: la presenza continua di elevate quantità di persone sconosciute ci fa sentire sempre in pericolo (la televisione con il suo bombardamento di aggressioni e violenze ne è una delle concause), i continui rumori eccessivamente alti ci stressano, l'aria poco sana ci priva della quantità indispensabile di ossigeno, la mancanza di momenti di silenzio, infine, ci fa vivere come rintronati e senza contatto con noi stessi. Siamo circondati da un ambiente eccessivamente rumoroso e ciò per lunghi periodi. Dove cercare un po' di silenzio?
  
Due esempi ci aiuteranno a capire che si può vivere in modi diversi. Viaggio frequentemente in treno e ho occasione di entrare in contatto con persone e gruppi delle più varie provenienze. A distanza di pochi giorni mi sono trovato a contatto con piccoli gruppi di famiglie con bambini piccoli di diversa origine: la prima volta ho incontrato famiglie provenienti dal Bangladesh ma residenti nel Veneto. I genitori, molto giovani, erano tranquilli e così i loro numerosi figli: nessuno correva o gridava. Due giorni dopo ho rivissuto una situazione simile ma questa volta con famiglie italiane: i genitori parlavano tra di loro ad altissimo volume (qualcuno gridava), i figli non stavano un momento tranquilli, correvano per il treno incontrollati. Probabilmente, a questo secondo gruppo, l'abitudine a vivere nella confusione impediva di accorgersi del danno che facevano a sé stessi e a chi era con loro sul treno. Altrettanto avrete sicuramente notato frequentando i ristoranti in città diverse.
  
Ci sono città in cui nei ristoranti anche il rumore dei piatti è attenuato, tutti parlano sottovoce; se c'è della musica è diffusa ad un livello appena udibile. In altre città avviene il contrario: la musica di sottofondo è troppo alta, l'uso smodato di alcool toglie le inibizioni e di conseguenza tutti parlano forte e la crescita del frastuono non ha limite. Nel primo caso sicuramente digerirete meglio quanto avrete mangiato. Un esempio citato dal dottor Paul Chauchard professore di neurofisiologia alla Sorbona nell'introduzione al libro della M. L. Aucher L'homme sonore ci chiarisce a quali conseguenze possiamo andare incontro, se non mettiamo un limite alla rumorosità dell'ambiente in cui viviamo: “Un topolino bianco è stato sottoposto in laboratorio ad una prova di resistenza mentre gli veniva fatto sentire un forte suono di sirena. Dopo pochi secondi il povero topolino veniva colpito da una crisi epilettica e continuando l'esperimento segnalava forti perturbazioni a livello viscerale e vari disturbi nervosi”. Se l'esperimento fosse continuato sarebbe sicuramente morto.
   
  
DA DOVE COMINCIARE?
 
Da dove cominciare per attenuare il rumore attorno a noi? E' necessario fare delle scelte precise nei riguardi dei gesti, delle parole e dell'ascolto. I gesti poco consapevoli sono in genere generatori di confusione. Aprire e chiudere porte, finestre; spostare sedie possono essere gesti gentili e quasi silenziosi ma, fatti pensando ad altro, possono essere fonte di rumore continuo. Il pasto consumato in un ambiente con la televisione o la radio accesa difficilmente sarà un pasto tranquillo sia per la qualità delle trasmissioni, per il tipo di emozioni da gestire che per il livello della confusione. Le parole dette sotto stress o rabbia sono poco vicine al silenzio: escono da corpi sotto tensione e magari con la voglia di “colpire” chi ci ascolta. Se l'ascolto è soffuso di “compassione“ verso chi ci parla farà uscire dai nostro cuori comprensione e dolcezza prima che aggressività e manterrà ad un livello più basso la nostra voglia di esplodere di fronte ad un'opinione diversa.
 
Uno sguardo indagatore e giudice tiene in tensione perenne il collo; ogni parola detta in questa situazione sarà troppo acida per mantenere l'ambiente tranquillo. Tenere sotto controllo gli occhi, ammorbidire lo sguardo, può essere un atteggiamento che a lungo favorirà una visione meno pessimistica della vita. La respirazione dei presenti sarà più tranquilla, ognuno saprà attendere il suo turno per parlare e le parole non si accavalleranno, facendo salire il volume della conversazione. Un ultimo pensiero, prima di chiudere questo articolo, in attesa di riprendere l'argomento entrando nel castello del silenzio interiore a cui quello esteriore fa da strada e da porta di ingresso. Omraan Mikhaël Aïvanhov, nel suo “Il senso del silenzio”, afferma: “E' nel silenzio che il sapere, sepolto nel più profondo di noi stessi, affiora a poco a poco alla coscienza”.
 
Per approfondimenti contatta l'autore: www.paololoss.it
 
 
 



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