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Il respiro č traccia del “divino” PDF Stampa E-mail

di Paolo Loss ( tratto da Bioguida n.18 - Autunno 2007)

 

 

 

Il gesto del respirare, da quando lo abbiamo fatto per la prima volta, distaccandoci da nostra madre, sino a quando ci vuoteremo dell’aria inspirata, per l’ultima volta, è, assieme a molti gesti essenziali al vivere corporeo, quanto di più naturale e di più automatico ci possa accadere ma, nello stesso tempo, è uno dei gesti più carichi di grandi e misteriosi significati. Il respiro coinvolge il nostro corpo in ogni direzione e in ogni sua parte direttamente o indirettamente; mandiamo l’aria nei polmoni facendo scendere verso il basso il diaframma, mentre la tensione con cui percepiamo la presenza dell’aria inspirata, sale dal basso verso l’alto con gran beneficio per la nostra spina dorsale. Respiriamo dilatandoci in ogni direzione, percependo una leggera resistenza, ma, nelle migliori situazioni, abbiamo l’impressione di essere del tutto permeabili e trasparenti all’aria. Nel respiro ancora, facciamo diventare interno l’esterno ed esterno l’interno, scambiando ossigeno e anidride carbonica. Infine, il polmone è il nostro maggior organo di contatto, ancor più dell’epidermide. Infatti, se disteso, è stato calcolato che la sua superficie interna svilupperebbe una superficie piana di circa 70 metri quadrati. A salvaguardia della nostra vita il respiro, pur essendo del tutto automatico, è reso capace di adattarsi alle situazioni più rischiose del nostro vivere quotidiano.

 

Ma il respiro non è solo questo: viviamo nel mondo e attraverso il gesto del respirare entriamo in contatto con la realtà esterna, in un dialogo di interscambio con tutto il creato: le piante ci forniscono ossigeno ed assorbono anidride carbonica durante il giorno mentre succede l’opposto durante la notte. Tutti gli organismi aerobici devono la loro vita a questa situazione delicatissima di equilibrio. A nostra volta scambiamo ossigeno e, con il respiro, molte altre informazioni vitali anche con le persone o con gli animali con cui entriamo in contatto. Il respiro, con il suono, è una delle realtà umane che più ci fa sentire vicini a quello che chiamiamo spirito. Nel respiro e nel canto ci pare di toccare con mano che tra il cosi-detto “mondo materiale” e il cosi-detto “mondo immateriale” non riusciamo a percepire una divisione, un muro. Il suono, come il gesto del respiro, nasce e muore in continuazione, mai uguali a se stessi, portando con se tutta l’esperienza vitale del momento e la mette a nostra disposizione per aiutarci a vivere e conoscerci sempre meglio sulla via della più matura consapevolezza. Della realtà spirituale del respiro troviamo traccia nelle grandi tradizioni religiose. Nel libro della Genesi, il primo della Torah, (cap. 2, v. 7) è scritto: “allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”. Migliaia di commenti sono stati scritti su questo versetto tuttavia, dalla sua lettura, mi pare di poter ricavare almeno un messaggio e cioè che, in noi, nel profondo della nostra realtà, nascondiamo una traccia di divino e il respiro ne porta più direttamente il significato.

 



 
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