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Cantare con il Corpo PDF Stampa E-mail
Durante un suo seminario avevo fatto la conoscenza con un metodo di lavoro nel quale il canto delle vocali dei chakra (quella era stata la prima volta che prendevo contatto con questo termine) si univa ai gesti che rinforzavano l’effetto dei suoni ed alla visualizzazione dei colori dei settori corrispondenti ai centri energetici principali. Mentre imparavo molti termini nuovi legati al mondo dei chakra e del prana, o energia vitale, non mi ero reso conto che avevo iniziato a camminare in un mondo di una vastità imprevedibile. Se però l’esperienza con la Roden non mi aveva poi spinto ad approfondire il discorso sui chakra, questo è ricomparso con la lettura del libro di S. Wilfart Il Canto dell’Essere, e a quel punto ho voluto saperne di più. Nella ricerca di qualche scritto che mi aiutasse a capire mi sono sentito attrarre da un libro di più di 500 pagine dal titolo promettente, Il Libro dei Chakra e con un sottotitolo più che esplicito: Il sistema dei chakra e la psicologia. Senza esitare, nel giro di pochi mesi l’ho letto, studiato ed ho cercato di mettere in pratica i molti esercizi che conteneva. Dopo questa lettura ho cominciato a ragionare sulle esperienze passate rileggendole da un altro punto di vista. Nei 25 anni di lavoro nel teatro lirico di Trieste come artista del coro mi era accaduto molte volte di emettere dei giudizi sommari su dei cantanti: “Tizio canta di gola, Caio canta senza cuore, Sempronio è troppo sdolcinato, XY è rigido e monotono” e così via. Valutavo i difetti delle voci come se fossero generati da problemi in singole parti del corpo. Ora invece cominciavo a capire che il corpo intero è la cassa di risonanza che possediamo per emettere dei suoni completi ed espressivi e che, dove non gli permettiamo di risuonare, lì il nostro suono non attinge alle risorse emozionali ed alla forza espressiva che possediamo. Il libro dei Chakra mi permetteva la rilettura di ciò che osservavo e dove prima intuivo una mancanza di respiro ora leggevo una carenza o un eccesso di energia in uno dei primi quattro chakra; dove prima sentivo un suono rigido ed inespressivo ora vedevo un IV° Chakra (il cuore) inerte e freddo. All’inizio di gennaio del 2001 ebbi l’occasione di frequentare un seminario intensivo di Hata Yoga e meditazione di quattro giorni. La pratica quotidiana sul respiro e sulla postura cominciava a farmi conoscere che cosa veramente avveniva nel momento in cui respiravo e quando cantavo. Esploravo il mio corpo con il movimento, con il respiro e con il suono. Come se fossi una cipolla mi toglievo di dosso strati di resistenza e scoprivo nuove dolcezze nella mia voce, dopo aver cantato per decenni utilizzando l’energia della rabbia che mi portavo dentro e non volevo riconoscere come mia. Era un processo di liberazione progressiva che mi veniva confermata dalle osservazioni di chi mi ascoltava. La mia voce diventava più facile e leggera e perdevo un po’ alla volta ogni sensazione di sforzo. Progressivamente il mondo dei Chakra mi diventava sempre più familiare. Avevo letto nel famoso libro di Barbara Brennan Mani di luce che rivestiamo di grasso i punti del corpo in cui ci sentiamo deboli. Alla luce di queste nuove scoperte ho incominciato a vedere nel mio corpo e in quello degli altri quei punti in cui mettevo, o mettevamo, in atto un processo di difesa e nello stesso tempo a percepire in quali parti del mio corpo dovevo lavorare per renderlo più permeabile alle emozioni, al suono e all’energia vitale.
 
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