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Una delle formule più usate è quella di ye - yi - yu - ya (non a caso simile ad Alleluya o Yerushalayim). Un altro dei punti di forza del suo lavoro è quello di far partire il suono dal basso dell’addome senza sforzo e per ottenere ciò fa scoprire all’allievo la bellezza di cantare con il centro di gravità molto basso e senza intervenire con alcuna volontà muscolare. E’ meglio dunque ricorrere alle parole dello stesso Wilfart per capire che cosa egli pensi del suo lavoro: “ Come si può ricostruire una voce, un uomo? Lavorandosi se stesso, cioè esercitando la voce attraverso il canto in un giusto atteggiamento che richiede al tempo stesso respirazione addominale, decontrazione di uno schema corporeo correttamente riallineato e neutralizzazione di ogni interferenza affettiva e mentale. “ Dopo aver iniziato il suo lavoro di insegnante il maestro ha avuto l’occasione di lavorare con le voci di alcuni monaci benedettini affaticate dal cattivo uso che ne avevano fatto; questo gli ha permesso di conoscere il canto gregoriano molto da vicino e farsi un’ idea su come dovrebbe essere cantato con voci libere ed adulte (senza colori troppo nasali o troppo infantili). A questo proposito, nel testo sono riportate le testimonianze di un monaco e di una monaca sugli effetti del lavoro fatto sulla voce, con il maestro. Da queste testimonianze risulta che il lavoro con il corpo e la voce sono stati altrettanto potenti in questa direzione che nella direzione di un approfondimento della vita spirituale e di preghiera; la liberazione non avveniva soltanto in una direzione ( in quella della voce ) ma su tutti i piani di una possibile crescita. Concludo citando ancora S. W. lì dove parla di chi può iniziare e portare avanti un lavoro di questo genere. “Non tutti sono disposti ad intraprendere questo tipo di lavoro. La persona deve presentare caratteristiche precise, quali: sentirsi coinvolta dal lavoro sulla voce, essere interessata alla conoscenza di sé, dimostrare la disponibilità necessaria, essere in grado di rimettersi in discussione e voler condurre a buon fine questa ricerca andando coraggiosamente fino in fondo a se stessa. Molti non sono pronti a compiere un simile cammino”.
Bibliografia essenziale:
Serge Wilfart: Il canto dell’essere, editrice Servitium, Gorle, BG. 1999.
Karlfried Graf Duerckheim, Hara. Il centro vitale dell’uomo secondo lo zen,
Ed. Mediterranee, Roma, 1999.
Eugen Herrigel: Lo zen e il tiro con l’arco, Adelphi, Milano, 1996.
A. de Souzenelle, Il simbolismo del corpo umano, ed.Servitium, Gorle, Bergamo 2000.
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