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Ridere e Giocare PDF Stampa E-mail

Ridere, è un'esperienza culturale, filosofica. Ti fa cambiare idea sul mondo.

E poi quando riusciamo a ridere di qualche cosa che ci fa paura o che ci ha addolorato, siamo già avanti nel processo di cicatrizzazione delle ferite psicologiche che la vita ci lascia. Ridere è un cicatrizzante per l'anima. Vedendo le cose dal punto di vista della risata, scopriamo gli errori della nostra mente. Quando siamo presi da un'ondata di seriosità, ci sentiamo importanti, tronfi, sicuri di noi. Facciamo le cazzate più spaventose e ci cacciamo nei guai. Se sottoponiamo ogni volta al setaccio del ridere i nostri progetti, le nostre ambizioni, le nostre idee, allora avremo uno strumento di valutazione eccezionale.

Carlos Castaneda diceva che devo aver paura in tre casi:

• Quando sono sicuro di me.
• Quando sono sicuro che sono gli altri a sbagliare.
• Quando sto facendo una cosa nella quale non c'è niente da ridere.


Se rido cambia il mio modo di vedere il mondo, i potenti non sono poi così potenti e gli aggressivi spesso si fanno male da soli. E la morte, sebbene così ineluttabile, non è poi quel grave danno che sembra. In fondo che importa di morire? L'importante è vivere, ridere e far ridere. Nell'immensità di miliardi di miliardi di anni, per un attimo, siamo giunti qui, sul palcoscenico degli eventi. Abbiamo pochi minuti per viverci il nostro show. Che fai? Te ne stai nell'angolo a rimuginare perché prima o poi finirà? Ma vogliamo scherzare? Fare un gran baccano è molto, molto meglio! Ma non è ancora finita. Ridere è uno strumento per ottenere risultati positivi. Ridere spegne il cervello razionale, lo travolge annullando i suoi vincoli emotivi e liberando tutte le energie che abitualmente si consumano pensando. Energie che, mentre ridete, il corpo sfrutta per rigenerarsi. E in quegli attimi privi di autocontrollo razionale, abbiamo una percezione più aperta del nostro essere parte del mondo. Per questo molti Maestri considerano il ridere un atto sacro di empatia con il creato. Il vizio principale, nella mentalità settaria e burocratica di certi religiosi, consiste nella seriosità e nella mancanza di senso dell'umorismo, e quindi dell'elevazione spirituale che l'ilarità comporta. Essi temono lo sganasciarsi perché può mettere in crisi il potere che li sostiene e che è improntato sulla paura e sulla superstizione. L'umorismo per loro è una capacità misteriosa, un terreno sconosciuto e infido. Per questo non vogliono che si rida nei templi. Temono che si rida di loro. Al contrario i veri Maestri hanno riso nnanzi tutto di se stessi. Hanno sempre visto il ridere come un gesto sacro. Il primo miracolo di Gesù Cristo fu di trasformare l'acqua in vino perché la gente ballasse e ridesse! Se ci voleva tristi avrebbe distribuito a tutti un bel bicchierozzo di bromuro…

(disegni originali di Jacopo Fo - www.jacopofo.it )




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