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Essere collerici o stressati è invece un fattore di rischio.
E ha un'incidenza più grave del fumo o dell'alcol.
Queste scoperte mediche sono poi state convalidate da ricerche fatte con obiettivi totalmente diversi. Ad esempio le compagnie di assicurazione francesi, cercando di individuare i clienti migliori per le polizze vita, si sono accorte che tra i fattori di longevità è determinante svolgere un'attività mentale, sociale e lavorativa oltre l'età pensionabile (ad esempio, insegnare all'università o fare l'artista), avere una casa grande, essere sposati, essere ricchi e girare il mondo.
Insomma i poveri, tristi, incazzati e pessimisti muoiono prima…
E comunque i pessimisti stressati ricchi muoiono prima degli ottimisti poveri. Un'altra conferma di questa tesi è venuta dall'esperienza dei medici che si sono occupati di autopsie legali nelle zone infestate da mafia e camorra. Essi hanno constatato che i malviventi, vivendo in un costante stato di paura di essere catturati o eliminati dalle bande rivali, hanno tutti le stesse disfunzioni di alcuni organi interni. Una vera e propria sindrome del mafioso. Sono cose che i buoni medici sanno almeno dai tempi di Ippocrate e che la medicina psicosomatica ha contribuito a diffondere. Ma non è mai stato ben chiaro come ciò avvenisse. Solo a partire dal 1974 (grazie alle ricerche di Robert Ader e David e Suzanne Felten) si è scoperto come le reazioni emotive influenzino il funzionamento degli organi. Robert Ader, della School of Medicine and Dentistry della Rochester University, stava facendo esperimenti con i topi. Somministrava loro un farmaco che riduceva artificialmente il numero di cellule circolanti. Queste cellule fanno parte del sistema immunitario e hanno il compito di difendere l'organismo dalle malattie. I topi assumevano la medicina sciolta in acqua dolcificata con saccarina. Dopo un certo periodo, Ader provò a dar loro solo acqua e saccarina e con stupore si accorse che otteneva comunque l'abbassamento delle cellule T. E questo, secondo le conoscenze scientifiche di allora, non sarebbe dovuto succedere. Era come se il sistema immunitario dei topi, avendo imparato a sopprimere le cellule T per difendersi dal farmaco e avendo imparato ad associare la presenza del farmaco con il sapore dolce dell'acqua, avesse imparato anche a reagire subito, prima di percepire gli effetti del farmaco. Il cervello registrava l'emozione prodotta dal sapore dolce dell'acqua e provvedeva ad abbassare le produzione delle cellule T. Questo errore, indotto artificialmente, aveva una tale persistenza che, continuando a somministrare acqua e saccarina, il numero delle cellule T diminuì a un tale livello che alcuni animali si ammalarono e morirono. Il neuroscienziato Francisco Varela, della Ecole Polytechnique di Parigi, ha definito il sistema immunitario "Cervello del corpo", sede del "senso di sé dell'organismo", con la funzione di distinguere tra ciò che fa parte del corpo e ciò che è estraneo. "Le cellule immunitarie viaggiano nel sangue circolante in tutto il corpo, e pertanto possono entrare in contatto con qualunque altra cellula. Quando riconoscono le cellule in cui si imbattono, le lasciano stare; ma se non le riconoscono, le attaccano. L'attacco consiste dunque o in una difesa contro virus, batteri e cellule cancerose, oppure in una malattia autoimmune come le allergie o il lupus, qualora le cellule immunitarie attacchino per errore altre cellule dell'organismo non avendole riconosciute come tali. Finché Ader non fece la sua scoperta fortunata e inattesa, ogni anatomista, ogni medico e ogni biologo credette che il cervello ( con i suoi collegamenti in tutto il corpo ) e il sistema immunitario fossero entità separate, e che nessuno dei due fosse in grado di influenzare il funzionamento dell'altro. Non c'era alcuna via che collegasse i centri cerebrali ( che monitoravano quel che il ratto assaggiava ) con le aree del midollo osseo ( che producono le cellule T ) . Quanto meno, per un secolo questa era l'opinione corrente."
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