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Ma cos'è la malattia? PDF Stampa E-mail

di Jacopo Fo (tratto da BioGuida n.14 Autunno 2006)

 

Le scoperte mediche degli ultimi 20 anni hanno sconvolto l'idea della malattia. Oggi sappiamo che l'atteggiamento del malato è più importante di molte medicine e ridere è l'atteggiamento più salutare.

Nel 1989 David Spiegel fece un esperimento per dimostrare l'importanza delle emozioni nello stato di salute. Ma di certo non poteva immaginare che la semplice possibilità di parlare dei propri problemi potesse raddoppiare le aspettative di sopravvivenza dei malati di cancro. L'esperimento iniziò individuando un gruppo di donne, malate terminali di tumore al seno, che venivano curate tutte con gli stessi farmaci dagli stessi medici. Le donne vennero divise in due gruppi. A metà di loro venne offerta la possibilità di incontrarsi ogni settimana e scambiarsi opinioni sulla loro situazione potendo esprimere liberamente quel che stavano vivendo (cosa che in casa non avevano in coraggio di fare per non rattristare i familiari). All'altra metà vennero somministrate le cure senza particolare sostegno psicologico. Le donne che ebbero la possibilità di condividere le loro emozioni, vissero mediamente tre anni. Quelle del secondo gruppo, un anno e mezzo. Se esistesse una medicina che potesse raddoppiare le aspettative di vita nei malati terminali di tumore, tutti correrebbero a comprarla. Un'altra prova dell'importanza dei fattori psicologici nella salute viene dalle ricerche sugli effetti dei farmaci. Normalmente per verificare l'efficacia di un farmaco si procede somministrandolo a un gruppo di 100 persone (il numero è indicativo). A un altro gruppo di pazienti, il più possibile simili a quelli del primo, per stato di salute e condizione sociale, viene somministrato un farmaco finto (detto placebo), costituito da un po' di zucchero (o da altra sostanza neutra). Nessuno dei pazienti sa se prende la medicina vera o quella falsa. Il primo fenomeno strano osservato è che gli effetti non sono molto diversi nei due gruppi. Su 100 persone che prendono il farmaco, magari 88 sentono qualche cambiamento ma anche molti del gruppo che sperimenta il placebo subiscono il medesimo effetto. Se gli effetti positivi osservati sul gruppo che prende la medicina vera, superano dell'8%gli effetti positivi osservati nel gruppo che ha preso acqua e zucchero, si può già dire che la medicina funziona! Ovviamente questa differenza aumenta nel caso di anestetici e sonniferi e di altri medicinali che agiscono sulle funzioni fisiologiche fondamentali. Però anche nella sperimentazione degli anestetici si verificano casi di totale scomparsa del dolore, in pazienti gravemente sofferenti, iniettando unicamente acqua distillata fatta passare per morfina. Ma un altro curioso fenomeno ha stupito i ricercatori: se alcuni membri del gruppo che prende il medicamento vero soffrono di effetti collaterali (bolle, arrossamenti o altro), questi fenomeni colpiscono anche una percentuale consistente, anche se minore, di pazienti che prendono il placebo. Fenomeni del genere hanno sempre suscitato l'interesse di molti scienziati, inducendoli a interrogarsi sul rapporto tra mente e corpo. Questo interesse ha portato a un'altra scoperta. C'è uno stretto rapporto tra la simpatia del dottore e l'effetto della cura. Il medico più comunicativo guarisce il 25% dei malati in più rispetto al terapeuta che non entra in empatia con i pazienti. Sono ormai decine le ricerche mediche che hanno dimostrato il rapporto tra mente e reazioni fisiologiche. È ormai certo che l'atteggiamento verso la vita, l'ottimismo e il buon umore sono condizioni che statisticamente favoriscono la buona salute.



 
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