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La malattia è il tuo miglior analista
Visto che gli schemi mentali negativi sono tra le cause della malattia e ne determinano la forma, possiamo usare i mali che ci affliggono come uno strumento prezioso per capire che cosa ancora non abbiamo capito di noi stessi. Cito il lavoro sul Pensiero Positivo fatto da Louise Hay e riportato nel suo libro Puoi guarire la tua vita (Ed. Armenia). La Hay si è curata seguendo il metodo del pensiero positivo dai postumi psicologici di violenze e stupri subiti nell'infanzia e da un conseguente tumore alla vagina per il quale le erano stati dati pochi mesi di vita. Il suo metodo si basa sulla dieta, la preghiera, l'ottimismo, l'amore per se stessi e gli altri, la meditazione. Assistita da uno psicoterapeuta, la Hay si è curata anche sfogando emozioni e rabbie represse, urlando e prendendo a pugni i cuscini. Inoltre si è dedicata alla pratica di dirsi ad alta voce, davanti allo specchio: "Io ti voglio bene, io ti amo, tu sei una persona meravigliosa" e complimenti simili. Può sembrare una sciocchezza parlare da soli davanti allo specchio ma lei sostiene che queste ritualità hanno un grande potere di influenzare l'inconscio, "riprogrammare" il nostro computer interno e cancellare i vecchi "nastri mentali" che costantemente ci ripetono che non valiamo niente e il mondo è la cacca di un dinosauro stitico.
Ma perché funziona questo pensiero positivo?
La difficoltà di capire il pensiero positivo sta nel fatto che ci propone un modo di vedere il mondo totalmente diverso. Essenzialmente si tratta di considerare le idee come fatti reali e concreti. Pensare di essere incapaci non solo limita le nostre effettive capacità di fare qualche cosa di più complicato di una scoreggia. Il pensiero di non valere niente crea intorno a noi una realtà che moltiplica, a ogni passo, le difficoltà, aumentando la possibilità di insuccesso. A sua volta, l'insuccesso rafforza in noi la convinzione che non valiamo niente, ci caccerà così in situazioni ancor più difficili e spiacevoli.
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