|
Pagina 3 di 4
È chiaro quindi che compito del naturopata non è “guarire” un malato, ma operare perché si riappropri della propria salute. Il soggetto diventa così consapevole del diritto-dovere al proprio benessere, è informato dei fattori di rischio presenti nella sua esistenza e, se lo decide nella massima autonomia, ha la possibilità di cambiare stile di vita. Potrà così gradatamente ridurre o arginare le cause perturbatrici del proprio equilibrio. La figura del naturopata non è quindi quella del “guaritore”, magico o tecnico, ma quella del “consulente”, che consiglia il cliente, senza mai imporsi. La sua linea di pensiero non è in alternativa a quella medica, ma complementare. Occupandosi del benessere della persona e non della malattia, l’interesse del naturopata non è rivolto ad un solo organo, ma al meccanismo che stabilisce il controllo e la capacità di recupero. Il concetto stesso di malattia è differente dal punto di vista della naturopata rispetto alla medicina tradizionale. Per quest’ultima infatti è una forza che disturba il corpo dall’esterno, mentre, con una visione naturale, non è altro che un modo del corpo di dare l’allarme, perché la persona prenda coscienza della necessità di cambiamento. Per questo il naturopata deve essere in grado di comprendere tutti quei fattori di rischio che, messi insieme, fanno sviluppare la malattia. Ma qual è l’iter formativo che permette di arrivare a tanto? Nella maggioranza dei casi, si parte da esperienze personali che, come tali, sono estremamente differenti per ognuno.
|