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La Stella di Primavera PDF Stampa E-mail

di Dario Blasich (tratto da BioGuida n.4 Primavera 2004)

 

Ogni anno con il ritorno delle Primule e delle Viole, annunciatrici dei primi tepori della primavera, si risveglia in noi il desiderio di conoscere lo sconosciuto nella natura che ci circonda. Sul “nudo” Carso triestino, definito così da chi non lo frequenta, troviamo addirittura migliaia di specie variopinte concentrate nei suoi pascoli. Guardiamo attentamente non solo la Viola o la Primula, apprezzate per la loro bellezza, ma anche tutte le piante che sbocciano nel susseguirsi delle stagioni, talvolta chiamate anonimamente erba o fiori, visitate da innumerevoli animali denominati comunemente uccelli ed insetti, ricordando che nei prati tra la musica degli animali e il profumo dei fiori impariamo ad ascoltare il loro linguaggio e ad amare. Basta portare con sé un pò di curiosità, per provare la gioia del guardare e dell’osservare, cercando di capire l’essenza della natura, per quanto ci è possibile e permesso conoscere attraverso il “visibile”. Con il procedere della primavera nei prati e nei pascoli risalta la Genziana primaticcia dal fiore azzurro, mentre nei prati aridi e rupestri fiorisce il Giaggiolo celeste. Entrambe le specie fanno parte di quel folto gruppo di piante endemiche, che caratterizzano la flora carsica, la prima è molto comune nelle zone aride e rupestri, mentre la seconda ha una diffusione limitata in certe aree del Carso triestino. Molto rara è la Fritillaria un’altra pianta endemica dal bellissimo fiore dipinto a scacchiera.



 
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