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Pagina 1 di 4 di Dario Blasich (tratto da BioGuida n.3 Inverno 03/04)
Durante l’inverno la vita nel prato è in letargo, soprattutto nel Carso. I semi, i tuberi e i bulbi sono protetti dalla coltre di erbe secche, pronti ad aspettare i primi tepori primaverili per germogliare e farsi largo tra gli steli rinsecchitti della Carice minore. Il freddo e la riduzione della luce impediscono lo sviluppo delle piante. La grande maggioranza delle specie vegetali scompare fino alla primavera successiva. Durante gli inverni meno rigidi, dopo il periodo natalizio, però può spuntare qualche fiore dello Zafferano falso, che abbellisce i prati spogli. Le gemme invernali sui rami nudi dei cespugli e degli alberelli sono in attesa di germogliare. Anche la vita animale, influenzata dalle rigide temperature e dalla riduzione delle piante, è in riposo. Alcuni animali si adattano al rigore invernale, altri vanno in letargo, mentre gli uccelli migrano. Gli insetti invece muoiono o resistono allo stadio di pupe o in altre forme di quiescienza. Il prato d’inverno rivela ben poco della sua attività frenetica durante la bella e calda stagione. Il pascolo appare come un tavolato spoglio e desolato, mentre la forte bora fa rotolare qualche pezzo disseccato di Calcatreppola ametistina tra le rupi, che spiccano come vere e proprie sculture di calcare. Tutto è tranquillo, si sente solo il fischiare del vento, tra i rami del Ginepro. Il Ginepro ama diffondersi nei prati più freschi e nei luoghi ove in passato pascolavano molti animali, che non alimentandosi di questa pianta, ne hanno favorito l’estensione insieme ad altre piante spinose come i Cardi. Il Ginepro era conosciuto già al tempo degli Egizi, presso i quali era adoperato come diuretico e diaforetico. Per queste sue proprietà e per le altre molteplici che gli venivano attribuite, il Ginepro era apprezzato come pianta medicinale dai più noti medici dell’antichità classica, medievale e rinascimentale.
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