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Così cominciamo a sentirci stanchi o giù di morale, poiché spesso la stanchezza è un segnale che ci informa di questa “inversione di polarità” delle nostre forze, una sorta di zavorra prodotta dall’esubero di energie stagnanti che non trovano una direzione. Altre volte lungo il cammino di ricerca giungiamo al limite delle nostre risorse. Oak, Olive, Centaury ci segnalano i nostri limiti. Oppure viene meno il nostro senso della fiducia e della speranza e magari si altera il ritmo dei pensieri o del sonno. Siamo nel mondo di Elm, Gentian e Gorse. Se guardiamo al tema della stanchezza, incontriamo Oak, l’infaticabile sgobbone, che si accolla compiti e responsabilità senza sentirne il peso finchè giunto al limite schianta producendo una crisi depressiva o un’equivalente sul piano del crollo fisico. Essendo un sostegno per tutti, Oak si dimentica di sé, non riesce a fermarsi e perde la leggerezza. La sua possibilità evolutiva sta nel coniugare attività e passività, accoglienza e sostegno, maschile e femminile per poter continuare ad essere davvero un grande punto di riferimento. Il crollo di Olive invece, risulta evidente quando ogni impegno, lieve o gravoso, diviene insostenibile poiché si è raggiunto il limite. L’abnegazione e il sacrificio eccessivo di sé hanno portato all’esaurimento totale delle forze. Olive deve imparare a dosare meglio le energie evitando di spremere fino all’ultima goccia, le proprie risorse psicofisiche. Centaury tende ad anticipare i bisogni degli altri e a sovraccaricarsi per incapacità di dire di no. Questa costante sottovalutazione può portarlo a divenire “zerbino” in presenza di personalità autoritarie e ad accumulare stanchezza e rabbia amara per l’incapacità di salvaguardare i suoi diritti. Ciò che Centaury deve imparare per esprimere al meglio il suo innato potenziale di “servizio” agli altri, è di riconoscere il proprio valore e i propri limiti. Elm tenderà a collassare per eccesso di responsabilità, poiché non sa prendersi il giusto spazio del respiro e, giunto al limite delle forze, perderà la fiducia di poter realizzare il proprio compito nella vita. Sia che non riusciamo a trovare una direzione per i nostri intenti, sia che gli sforzi siano eccessivi o mal gestiti, possiamo cadere in un vissuto depressivo unito al timore di affrontare la vita, che ci possono portare, attraverso un ritiro progressivo, a evitare il confronto con il mondo. La paura che pervade entrambi questi movimenti dell’anima può trovare la sua espressione nei cosiddetti stati di panico, che testimoniano la condizione di smarrimento totale di fronte al proprio interiore “voglio - non voglio” e alla difficoltà di creare un centro direzionale dentro di sé: avremo così una sorta di confusione nel movimento di “attacco-fuga”, dove parti della personalità sembrano lottare per emergere in contrasto con altre parti tendenti a ritirarsi e a chiedere protezione.
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