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Fiori di Bach come Itinerari dell'anima (2 parte) |
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Pagina 1 di 4 di Lucia Lorenzi (tratto da BioGuida n. 9 Estate 2005)
(seconda parte)
Il cammino verso l’armonia scaturisce da una tensione dinamica tra gli aspetti opposti presenti nella nostra personalità. A questo proposito troviamo un riferimento interessante nel mito dove scopriamo che Armonia è figlia di Venere e Marte cioè amore e guerra. La parola “Armonia” deriva dal greco e significa “connettere”. Questo ci fa supporre che l’armonia non sia un punto di partenza, ma un punto d’arrivo. Alla base di ogni dinamismo psichico troviamo infatti una tensione tra elementi opposti: autonomia e dipendenza, forza e vulnerabilità, ragione e intuizione, rigidità e flessibilità, intransigenza e trasgressione, mitezza e aggressività e così via. La difficoltà a coniugare queste istanze della personalità, porta l'individuo ad assestarsi su posizioni unilaterali, alla ricerca di una verità assoluta rassicurante che porta a negare qualunque opposizione. Le parti negate dal canto loro continueranno a manifestarsi come zona d'ombra. La relazione dialettica tra gli opposti può permettere di giungere a una sintesi. Per esprimere la propria personalità in maniera armonica dunque è necessario “connettere” in maniera equilibrata la nostra polarità maschile e femminile intesa simbolicamente come tendenza all’accoglienza o all’azione; in altri termini a ben coniugare i nostri impulsi amorevoli e aggressivi. Nella vita quotidiana la situazione diviene particolarmente difficile quando gli aspetti che vogliamo manifestare, sono particolarmente contradditori cioè quando le nostre polarità sono molto esasperate. Ciò può creare sofferenza e profonda lacerazione; d’altra parte la tensione creativa verso la ricerca di una nuova unità a partire da queste spinte interiori è, in ultima analisi, anche il presupposto della trasformazione evolutiva verso la libertà. Ciò che contraddistingue la polarità è che quando una parte vuole andare a destra, l’altra vuole andare a sinistra, come evidenzia Scleranthus. Questo fiore vive l’eterno conflitto della dualità e ben evidenzia l’aggrovigliamento dell’anima che nasce dalla difficoltà di integrare le diverse facce che caratterizzano la vita. La scelta è il dramma di Scleranthus, e si manifesta nel vissuto di un nulla vertiginoso che ti costringe a ritornare sempre alla posizione di partenza per evitare il senso di lacerazione interiore. La sua possibilità evolutiva è di riconoscere un centro di autoriferimento; di uscire dall’intelligenza del pensiero, per entrare nell’intelligenza del cuore, che permette di riconoscere e sostenere la priorità nella direzione . Di fatto, spesso, ci identifichiamo con quella parte della nostra personalità che definiremo socialmente accettabile e tendiamo a occultare l’altra che tende così a venire negata come accade in Agrimony e Crab Apple. In altre parole scegliamo la parte luminosa e neghiamo l’ombra o viceversa ci identifichiamo con l’ombra e perdiamo il contatto con il nostro potenziale luminoso.
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