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Fiori di Bach come Itinerari dell'anima (1 parte) PDF Stampa E-mail

Siamo nel tema simbolico della perfezione, della totalità, nella fase che precede la differenziazione tra gli opposti, che chiamiamo polarità e che rappresenta la modalità attraverso cui l’uomo conosce il mondo: si pensi al tema insito in Rock Water, come si può manifestare ad esempio nella problematica anoressica, come anelito verso l’integrità e l’innocenza originaria. In questo stadio la coscienza dell’Io [3] si trova ancora a un livello infantile e, come tale, è debole, vulnerabile e ancora avvolta nel buio sonno dei processi inconsci. Con la separazione del cielo dalla terra e l’avvento della luce contrapposta al buio dell’inconscio, si entra nei miti della creazione, metafora della nascita della coscienza. L’essere umano entra nella dimensione della verticalità; si erge e sperimenta la possibilità dell’individualità. L’entrata nel mondo e il confronto con il principio degli opposti che lo governano diviene compito essenziale dell’individuo e dell’umanità. In questo stadio, l’Io sperimenta la divisione come separazione e solitudine profonda: Rock Rose, Mustard, Heather, Water Violet e Gorse possono relazionarsi con i blocchi impressi in questo passaggio evolutivo. Dal punto di vista psichico è la perdita della dimensione infantile e della dipendenza dal mondo adulto e l’inizio del processo di consapevolezza. Prima di proseguire nel nostro viaggio, cerchiamo di vedere più da vicino i singoli fiori che abbiamo citato, l’archetipo di cui sono portatori, la loro funzione evolutiva. Rock Water è l’unico elisir nel gruppo dei fiori di Bach, che non deriva da un fiore, ma dall’acqua di roccia. Qui l’acqua e la terra si rispecchiano nella polarità rigidità-flessibilità, portandoci l’immagine archetipica dell’anelito alla perfezione che, nella sua espressione estrema di fissità, può bloccare lo sviluppo dell’essere umano. Il timore di sbagliare e di “contaminarsi” può cristallizzare il potenziale evolutivo dell’individuo e bloccare il suo divenire. La flessibilità che introduce l’errore come opportunità di crescita permette invece la ripresa del flusso vitale, che lascia spazio alla gioia di vivere. Quando iniziamo un percorso di conoscenza, dobbiamo poterci separare dai dogmi del nostro precedente sistema di appartenenza e questo può lasciarci senza punti di riferimento, spaventati e soli. Troviamo Rock Rose nella paura di affrontare esperienze che non si conoscono. Spesso è legato a vissuti estremamente dolorosi della prima infanzia. In questa dimensione si sperimenta un’ agghiacciante solitudine. Non si crea una “base sicura”, un luogo intimo dove rifugiarsi nella tempesta. E’ la dimensione del sentirsi braccati, con il respiro mozzato, il cuore che và all’impazzata, l’urlo muto e l’impossibilità di fuggire. Rock Rose è necessario, quando la paura raggiunge grandi intensità, portandoci ad un eccesso di difesa ed a reazioni di ritiro-rifiuto che possono giungere fino al blocco-paralisi. In questo caso, la paura può annientare l’individuo più di ciò che l’ha suscitata. In Mustard troviamo invece il senso di impotenza per il proprio dolore: buio profondo, immobilità depressiva, senza ragione apparente. Mustard ci fa sprofondare fino al centro della terra, nel più impalpabile e disperato isolamento. La sua opportunità evolutiva sta nel passaggio dal buio alla luce, attraverso l’accettazione del dolore.



 
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