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Fiori di Bach come Itinerari dell'anima (1 parte) PDF Stampa E-mail

di Lucia Lorenzi (tratto da BioGuida n. 8 Primavera 05)

 

(prima parte)

La via dello sviluppo e della conoscenza di sé è rappresentata dall’immagine simbolica del viaggio e della ricerca. I miti, le leggende le fiabe, narrano il peregrinare di piccoli e grandi eroi, dei loro percorsi per terra e per mare, tra prove e avventure, alla ricerca del senso profondo della vita. Anche R. Bach intraprende un viaggio verso l’ignoto, lasciando il suo studio di Londra e un’attività professionale di successo, per trasferirsi nel Galles alla ricerca di quei fiori che egli riconosce come “doni del nostro Creatore per aiutarci nelle difficoltà”. Possiamo interpretare questo viaggio come il dispiegarsi di un percorso ideale che, attraverso i 12 guaritori, i 7 aiutanti e gli ultimi 19 fiori, conduce Bach a realizzare il compito che si era prefisso: la possibilità di individuare uno strumento prezioso per il nostro sviluppo individuale. Ciascuna di queste erbe infatti, corrisponde a una qualità, che può dare un’aiuto all’essere umano quando perde la visione della sua divinità e lascia che le interferenze esterne modifichino la sua vocazione interiore. [1] In “Libera te stesso” egli scrive che per trovare un’erba che ci possa aiutare: "dobbiamo trovare l’obbiettivo della nostra vita, ciò che stiamo sforzandoci di fare, e comprendere le difficoltà sulla nostra strada". Con queste parole, Bach ci mostra una chiave di lettura per un cammino di conoscenza. In altre parole, ci invita a comprendere dove abbiamo smarrito la via, dov’è l’errore che crea l’interferenza nel nostro percorso e quale virtù dobbiamo sviluppare per evolvere. L’obiettivo di ogni ricerca è, in ultima analisi, un processo di guarigione dalla confusione dello stadio iniziale in cui ci si trova smarriti e ingarbugliati, alla chiarezza di un punto in cui abbiamo la visione del nostro compito e delle nostre mete. Nella grande metafora del viaggio troviamo le tracce del percorso che compie ogni singolo individuo per delineare il suo cammino individuale, ma anche il movimento dell’umanità nel suo progressivo differenziarsi dallo stato primitivo. Questo processo riguarda sia il piano dell’evoluzione fisica che dell’evoluzione psichica e spirituale, come testimoniano le tappe dello sviluppo embrionale o quelle della biografia individuale e dell’umanità. Nei racconti mitologici troviamo le tracce di questo percorso di sviluppo della coscienza [2] che procede da una fase indifferenziata di identificazione con il mondo divino, attraverso varie tappe, fino allo sviluppo della coscienza individuale. Il punto di partenza è una situazione in cui coesistono aspetti molteplici e contradditori. L’unità contiene le polarità che non si sono ancora manifestate. E’ l’immagine del potenziale racchiuso nel seme, che potrà esprimersi solo se entra nel ciclo della trasformazione; se ciò non avviene, restiamo prigionieri delle nostre aspettative e delle nostre paure. Questo tema è rappresentato nel mito dall’immagine simbolica dell’Uroboros, il mitico serpente che si mangia la coda, che evidenzia la circolarità chiusa in se stessa. Il cerchio o la sfera sono, in ogni loro rappresentazione, immagini simboliche dell’inizio; per associazione analogica rimandano a ciò che esprime un continuum senza spazio né tempo, senza sotto né sopra.



 
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